Il patto

Noi.

Stanotte ho fatto un sogno.
Ho sognato di svegliarmi una mattina senza che tu venissi a chiamarmi. Ogni giorno, alle sette in punto, arrivi in punta di piedi e mi chiami: “Mamma, io ho fame, andiamo a fare colazione?”. Io ti rispondo “Sst tata, fai piano che svegli tutti, vai a fare pipì, io arrivo”, così posso restare un paio di minuti a stiracchiarmi.

Ma nel sogno tu non arrivavi. Allora mi alzavo e venivo io da te.
Nel tuo letto, però, non c’era la mia bimba di quattro anni, ma una versione ragazzina di te che vedendomi si voltava dall’altra parte e mi rimproverava bruscamente per averla svegliata così presto.
Niente sorrisi, niente buongiorno.
Ho fatto un sogno bello, perché ho visto una te donnina. Ma anche brutto, perché in quel sogno eri lontana anni luce da me, sul temibile pianeta adolescenza, dove i genitori vengono messi a nudo, fatti a pezzi e la foto del loro faccione è usata come bersaglio a freccette. Quando va bene.
Così, ti propongo un patto.
Ti propongo di continuare a svegliarmi ogni mattina alle sette in punto, anche se io brontolo perché nella vita precedente (è cosa certa) ero un ghiro e vorrei dormire ancora un po’.
Ti propongo di farci tutte le coccole del mondo finché riuscirò a prenderti in braccio senza che mi venga il colpo della strega, perché io ho bisogno dei tuoi bacini sul naso.
Ti propongo di farci il solletico sotto i piedi ogni volta che torni dall’asilo, e ogni volta ridere fino alle lacrime.
Ti propongo di leggere insieme lo stesso libro per la millesima volta, perché anche se sbuffo è bello essere interrotta dalla tua vocina che recita ogni frase a memoria.
Ti propongo di farmi da aiuto cuoca per i prossimi cinquemila muffin al cioccolato, guardarli crescere in forno e poi batterci il cinque perché siamo una bella squadra di cuochine. E poi spazzolarli senza pietà: muffin, tu m’hai provocato e io me te magno!
Ti propongo di stordirmi di chiacchiere all’inizio di ogni viaggio e di colpo crollare e russare da fare invidia a un orso bruno in letargo.
Ti propongo balli scatenati e i nostri passi improvvisati per fare le buffone.
Ti propongo di continuare ad aiutarmi a fare la spesa seduta dentro il carrello, lista degli acquisti alla mano perché come dici tu sono un po’ rimbambita e ho bisogno di una segretaria.
Ti propongo altri sei milioni di docce, anche se al momento dello shampo hai la stessa espressione felice di un gatto lanciato in piscina.
Ti propongo passeggiate al mare in inverno a cercare sassi e tesori, per sentire ancora il suono delle onde e la tua mano morbida nella mia.
Ci vuole pazienza con i genitori, sai? Sembrano dei duri ma fanno scorta di carezze per quando ne avranno fame. Hanno paura di essere dimenticati ma sanno anche gioire se un figlio impara a volare. Sono innamorati che navigano a vista.
Perciò, bambina, io che vado sempre di fretta ti propongo di crescere un po’ più lentamente di così, perché la tua mamma non è ancora pronta a vederti correre lontano.
Tu non lo sai, ma ogni “Faccio da sola” che tu mi dici è un’esplosione di orgoglio e uno scricchiolìo del cuore.

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