Il bipolarismo delle mamme

Il bipolarismo delle mamme
Illustrazione di Nathalie Jomard

 

Essere mamma significa anche essere bipolari.
Magari ti svegli una bella mattina felice e grata come quella scema di Pollyanna per essere riuscita a dormire ben quattro ore filate, scendi dal letto con una piroetta e cinguettando, vai a svegliare la primogenita e bam!, bastano dieci secondi di isterismi spaziali e ti trasformi nella gemella malefica di Crudelia De Mon.

Oppure strisci fuori dal piumone con la stessa autostima di Quasimodo che fa un selfie con Brad Pitt e, mentre fai pipì maledicendo il tuo nuovo amico megabrufolo spuntato nottetempo sulla guancia (perché proprio non riesci a perdere l’abitudine di fare lo spuntino di mezzanotte – see, vabbè, chiamiamolo spuntino), arriva la tua bimba che con un bacio e un “sei bellissima” ti fa immediatamente sentire più gnocca di Beyoncé.
Accompagnando i figli a scuola ti congratuli con te stessa per le tue capacità organizzative che ti hanno permesso di comprimere colazione/vestizione/litigi/lavaggi in mezz’ora netta e fare uscire tutti di casa puntuali. Poi davanti all’asilo incontri proprio quella mamma che cerchi di evitare come il virus gastrointestinale, perché è sempre pettinatatruccatavestita che sembra appena uscita da una pagina di Vogue mentre anche tu sembri uscita, però da una puntata di “Ma come ti vesti”.
In mezzo al traffico, nel nido caldo e acusticamente isolato della tua auto, ti abbandoni a una liberatoria interpretazione da applausi di mezza discografia dei Nirvana con tanto di scuotimento di capelli (alla faccia della cervicale!), poi ti volti alla tua sinistra e c’è un’intera famiglia che ti guarda a bocca aperta dall’auto accanto, come se avessero tutti visto un asino che vola.
Arrivi in ufficio quasi puntuale e nel bel mezzo della riunione, quando stai iniziando a sentirti di nuovo parte del mondo adulto e produttivo, ti accorgi di avere mezzo biscotto Plasmon gentilmente offerto da tuo figlio che ti penzola dai capelli dondolando allegramente come una pallina dell’albero di Natale.
Vai a recuperare i bambini dopo la scuola, cammini loro incontro sorridente e ottimista, anche loro ti corrono incontro con i loro faccini allegri, in sottofondo ‘What a wonderful world’ e giureresti di aver visto anche fluttuare nell’aere qualche cuoricino. Poi, appena i figli mettono piede in auto, si trasformano in due piccoli demogorgoni che ti ringhiano contro dallo specchietto retrovisore, e tu nel tragitto fino a casa memorizzi tutte le strategie da mettere in atto da lì alle prossime tre ore per arrivare sana di mente e con la fedina penale pulita all’ora della nanna.
No, tu non molli. Nessuno può mettere la mamma in un angolo. Stasera cena sana, ma leggera, ma saporita, ma nutriente, ma. Quando è così, finisce sempre che i figli snobbano le carotine bollite e l’insalata gentilina e appena ti distrai un attimo li becchi a rubare i budini dal frigorifero. Insomma, ti eri immaginata mammabene, finisci ad ordinare le pizze da asporto, ché comunque la pizza è un alimento completo, no?
Nella tua testa, immagini la tua serata canticchiando “Andiamo a comandare – divano remix”, con il telecomando in una mano, un libro nell’altra, lo smartphone nella terza mano, una piramide in scala 1:1 di ferrero rocher nella quarta (perché si sa, no?, che le mamme sono multitasking).
Ed eccole, le agognate, strameritate nove di sera, quando i bambini, stanchi e assonnati, dopo aver lavato diligentemente i denti non chiedono altro che di ascoltare una breve, brevissima fiaba prima di addormentarsi come angioletti. Ma quando?! Ma dove?! Forse su qualche profilo Instagram di quelli da ventordici milioni di followers, mica nella vita vera.
A casa delle mamme normali, alle nove scoppia la guerra della contrattazione, sembra di stare al mercato di Marrakech: altri cinque minuti di tv, mamma! Scordatevelo, a letto a-des-so. Nooo, dai, tre minuti! Ok, un minuto e la chiudiamo qui. Poi, per farli addormentare, due sono le cose: o è il tuo turno della botta di chiùlo cosmica (che capita ogni duecento anni, come le eclissi di sole) e allora non fai nemmeno in tempo ad aprire un libro che già i pargoli russano a mo’ di compressore, oppure puoi leggergli anche tutta l’Odissea, prima in greco e poi in italiano, che quelli sono ancora lì dopo dieci anni a farti mille domande su Ulisse e Polifemo e le sirene.
Ma come nella profezia di ‘Highlander, l’ultimo immortale’ “ne rimarrà solo uno” e quell’uno devi essere per forza tu, eroica mamma bipolare. Perciò resisti, sognando il momento in cui sarai finalmente sola (i mariti cappotttati sulla chaise longue non fanno testo come altri adulti, lo sapete, no?) e padrona di quel che resta del giorno. È da quando ti sei svegliata questa mattina che sospiri per un’oretta tutta per te, magari con due fette di cetriolo sugli occhi, una maschera all’argilla sulla faccia, quel libro che ti aspetta dal 2012.
Invece no, “non ne rimarrà nemmeno uno”, e ti addormenti ancora truccata e coi denti da lavare fra le lenzuola di Hello Kitty, con un gomito di tua figlia piantato sullo sterno. La tua doppia personalità finalmente ridiventa una sola, la mamma che vorresti essere e quella che sei fanno pace e si smezzano il cuscino.
E finalmente il vero padrone di casa, il gatto, avrà il telecomando tutto per sé.

 

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