Buongiorno, bambine ribelli

“Goodnight stories for rebel girls” non è un libro perfetto, ma è molto di più: è un libro bello, necessario, prezioso, di cui si è parlato tanto e si parla ancora tantissimo.

Scansiamo subito le polemiche. Primo: non soffermatevi troppo sul titolo. Si sa, bisogna fare i conti col marketing e un titolo differente non avrebbe fatto così tanta presa sull’immaginario collettivo. Ma no, questo libro non è solo per bambine, anzi!, dovrebbero leggerlo proprio tutti: mamme, papà, figli maschi e femmine, nonni, bambini, adulti. Insomma: il titolo non fa il libro, andate oltre e non ve ne pentirete.

Secondo: si può non condividere la scelta di alcune biografie (Margaret Tatcher, Hillary Clinton per citarne due). E qui, a mio avviso, entrano in gioco i genitori, che dovrebbero fare da filtro per spiegare e approfondire, qualora lo ritengano opportuno. Questo non inficia il valore della raccolta, che comprende donne di ogni religione, colore, nazione e schieramento politico accomunate dall’aver lasciato il loro segno nel mondo.

Proverò a raccontarvi qui perché, fin dalla prima volta che lo abbiamo sfogliato, “Storie della buonanotte per bambine ribelli” sia diventato il nostro libro preferito.

Questa storia di donne straordinarie comincia da due ragazze italiane che credevano in una idea. Si chiamano Elena Favilli, giornalista e imprenditrice, e Francesca Cavallo, autrice e regista di teatro, e hanno potuto realizzare il loro progetto negli Stati Uniti, dove si sono trasferite per fondare nel 2012 la startup Timbuktu Labs, che produce contenuti innovativi per l’infanzia. Attraverso il crowdfunding (il finanziamento “dal basso”, cioè piccole donazioni di persone che scelgono di aiutare una causa o un progetto), Elena, Francesca e le loro “Rebel girls” hanno raccolto in meno di un mese oltre un milione di dollari: si tratta del libro inedito più finanziato nella storia del crowfunding.
Sull’onda di questo successo, “Storie della buonanotte per bambine ribelli” è stato pubblicato in Italia da Mondadori un paio di mesi fa: da allora, è ancora – meritatamente – in vetta alle classifiche dei libri più venduti.

«Ciascuna delle cento storie raccolte in questo libro dimostra il potere insito in un cuore pieno di fiducia: è un potere in grado di cambiare il mondo», si legge nella prefazione. Sfogliando il libro si incontrano cento storie (illustrate in maniera meravigliosa da 60 artiste) non delle solite principesse con la pressione bassa che aspettano di essere salvate, ma di donne eccezionali, forti, che si sono salvate da sole, coltivando i propri sogni, inseguendo i propri obiettivi. “Ribelli”: divergenti rispetto a un destino che le avrebbe volute sottomesse, allineate, sprecate.

“Mamma, leggiamo il libro delle donne straordinarie?” mi chiede mia figlia quando è ora di dormire. (Ha quattro anni e mezzo. Per lei, ‘canguro’ si dice ‘tanguro’, proprio non riesce a dire kiwi e le sfugge anche qualche altra parola, ma il concetto di straordinarietà applicato alle donne le è chiarissimo).
Allora apriamo una pagina a caso e scopriamo insieme la vita di Jane Goodall e la sua strenua difesa degli scimpanzé, o Alicia Alonso, fondatrice cieca del Balletto Nazionale di Cuba, e ancora scienziate, pittrici, esploratrici, premi Nobel, piratesse, atlete.
Donne, raccontate in poche righe con franchezza e delicatezza, che con la loro determinazione sono un esempio per tutti, indipendentemente dal genere. Ogni pagina è una stilla di energia, positività, fiducia.
Vite che nutrono l’immaginazione delle nostre bambine e dei nostri bambini, racconti di persone – persone – che hanno preso in mano la loro esistenza dandole un senso.
La centounesima pagina è uno spazio bianco riservato alle piccole lettrici, che potranno scrivere la loro storia.
“Storie della buonanotte per bambine ribelli” è uno di quei libri che vorresti non finisse mai, per la bellezza delle illustrazioni, per la forza e la positività che sprigionano le sue pagine, per quel ‘tutto è possibile’ che consegnano nelle mani delle nostre bambine ribelli.

In un Paese in cui si commettono oltre cento femminicidi l’anno, in cui le donne lavoratrici hanno stipendi più bassi rispetto ai colleghi uomini, in cui esistono ancora “cose da maschi” e “cose da femmine”, il rosa e l’azzurro, in cui per troppi essere donna è ancora sinonimo di sottomissione e debolezza, da genitori abbiamo la responsabilità di rappresentare un modello positivo per i nostri figli. Di trasmettere loro il concetto di parità di genere, rispetto, bellezza delle peculiarità individuali. C’è bisogno di ispirazione, non di noiosa perfezione.
Che ne direste di farci dare una mano in questo compito difficilissimo da cento donne straordinarie?
Incoraggiamo le nostre bambine ribelli ad essere fedeli a se stesse e diventare donne straordinarie, in grado di arrivare su Marte o, semplicemente, di vivere una vita all’insegna dei loro sogni.

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