Capitani coraggiosi

Capitani coraggiosi

Nella straordinaria avventura di essere genitori può capitare di finire con tutti e due i piedi nelle sabbie mobili. Mentre sei lì, affondato fino alle ginocchia nella melma, ti volti e vedi il cartello: pericolo!, stanchezza, incertezza, nervosismo. Non lo avevi mica visto, quel segnale, perché eri troppo impegnato a correre.

Sono come le sabbie mobili quei momenti in cui cerchi la bussola nelle tasche e invece le trovi desolatamente vuote, e allora ti agiti e non fai che affondare; le giornate che iniziano all’alba e anche se te ne vergogni un po’ non vedi l’ora che finiscano perché senti che le energie non ti basteranno per arrivare a sera, e ti trascini opaco fra mille ‘devo’ e nessun ‘vorrei’; le occasioni sprecate in cui non ce la fai proprio a dare di più, e l’ideale di genitore che hai in mente ti fa le pernacchie dall’Olimpo delle brave mamme e bravi papà; le notti passate a rigirarsi nel letto in cerca di soluzioni miracolose e definitive a quel senso di inadeguatezza che è ormai una seconda pelle.
Questa sera eravamo a cena fuori con amici. Quando Zoe ha finito di mangiare è corsa nel sempre provvidenziale angolo dei giochi. Mentre il suo fratellino e la loro amichetta passavano dal giocare insieme al guardarsi in cagnesco come due boss duenni che ritenevano ognuno di meritare il controllo della zona (ben quattro metri quadrati!) e si prendevano a spintoni con disinvoltura, lei disegnava. Io pensavo “Non è che mia figlia è depressa perché sono una cattiva mamma? È così tranquilla. Troppo? Faccio schifo, ecco, è colpa mia” (in mia difesa posso dire solo che quando sono stanca divento piuttosto autocritica, capita anche a voi?). Quando ci siamo tutti alzati per andarcene lei mi ha portato questo. “Sei tu il capitano, mamma” mi ha detto. “Sei vestita del tuo colore preferito, hai la coda e siccome vuoi bene agli animali i gabbiani ti seguono”. “E voi dove siete?”, le ho chiesto. “Siamo nella tenda verde! Ci sono anche le zanzare, ma quelle se le mangiano i gabbiani”. L’ho abbracciata, le ho detto grazie, che il suo disegno era bellissimo. E non era una frase fatta: in un periodo così incerto e pesante, mia figlia mi vede come un capitano. Anzi, IL capitano. Non ho timone, perchè mica l’ho ancora capito, come si fa a guidare questa barca, ma in qualche modo tutti insieme si naviga all’avventura. I gabbiani mi fanno da scorta e (importantissimo!) tengono lontane le zanzare, e c’è anche un’ape venuta in visita. Ho un bel maglione blu da lupo di mare, le braccia aperte, il vento nei capelli, un sorriso deciso, il sole sopra di me, la mia ciurma insieme a me. E’ proprio così che mi piacerebbe vedermi.
E c’è un dettaglio che non avevo notato: ho gettato l’ancora. Ho fermato la mia barca, il mare ci culla, posso riposarmi, godermi il panorama, il sole sulla faccia, ascoltare il calmo sciabordìo delle onde sulla carena, abbandonare i piedi in acqua e lasciarli solleticare dalle correnti.
Continuo a stupirmi di come la maggior parte delle risposte alle mie domande, anche quelle inespresse, vengano dai miei figli.
In questa sera stanca, mia figlia mi ha detto, senza parlare “Mamma, sei un capitano fighissimo. Non correre sempre, fermati, guàrdati, guarda che bella barca colorata hai, e poi vedi come ti sta bene sulla faccia quel sorriso?”.
Questa notte, forse, sognerò un veliero dalle vele rosse come l’amore.
E domani andrò a comprarmi un maglione blu col collo alto, perché ora so che mi starà proprio bene.

https://www.youtube.com/watch?v=pNRBCo6fJpY

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