I dieci tipi di maschio da (non) avere accanto quando ti ammali

I dieci tipi di maschio da (non) avere accanto quando ti ammali

 

1. Il premuroso.
L’uomo ideale da avere vicino quando un virus ti mette al tappeto. Ti prepara il tè, ti dice “Riposati, resta a letto, penso a tutto io”, ti porta la tua copia di Vanity Fair fresca di stampa, dà da mangiare al gatto, ricorda a che ora devi prendere le medicine e si fa vedere s o l t a n t o quando tu lo chiami, altrimenti gira alla larga. Perfetto. (Estinto?).

2. Il crocerossino.
Appena ti ammali, la sua voce si fa simile a quella di Candy Candy. Ti piroetta attorno indaffarato come una formichina operosa, non smette mai di chiederti come stai, misurarti la temperatura, sistemarti i cuscini. Ti osserva con grandi occhi a cuoricino apostrofandoti con nomignoli come “Tesorina”, “Principessa”, “Cucciola”, ti somministra personalmente le medicine e ti prapara la minestrina costringendoti a buttarla giù per mandare via la “bua”. Poi, appena riacquisti un colorito umano e ti rimetti in piedi, ti molla per una tua amica che si è appena beccata la peste bubbonica. Horror.
3. L’ipocondriaco.
Al tuo primo starnuto fa un balzo di due metri più in là, poi comincia ad aggirarsi per casa con una mascherina sul viso, strisciando lungo le pareti quando ti incrocia. Torna dalla farmacia con una busta piena di antibiotici, fiale per aerosol, sciroppi e fitofarmaci. Ma non per te, per lui. La sera lo trovi fisso sul divano, tremante nella sua copertina di pile e col termometro fisso su 36,9°, a consultare ossessivamente Google in cerca di terribili conferme alle sue autodiagnosi catastrofiche. Nel giro di ventiquattr’ore ti avvisa di aver fatto testamento. Alla fine, sei tu che curi lui. Letale.
4. L’omeopa(te)tico.
Torni a casa dall’ufficio con quaranta di febbre, lui ti rifila le goccine di caprifoglio dei Pirenei per fartela passare. Siccome la mattina successiva sei ancora sotto un treno (ma dai?), ti serve a colazione estratto di aloe del deserto, certo che ti farà tornare arzilla. A salvarti interviene lo spirito di Ippocrate, impietosito dai tuoi lamenti, che lo terrorizza e lo fa scappare lontano. Curàtelo.
5. Il bamboccione.
Quando gli fai notare che sei ammalata, interrompendolo mentre gioca alla Playstation, prima fa una risatina isterica. Poi telefona alla sua mamma e la invita a stare da voi perché pensi lei a curarti finché non sarai guarita (e nel frattempo lavi, stiri, cucini per lui). Moccioso.
6. Il risentito.
Il tempo di accorgersi che non sei in forma e mette su un muso lungo che a confronto il nano Brontolo è un simpatico mattatore. Se gli chiedi una mano, sbuffa. Se ti metti a letto, la prende come un affronto personale. Ricomincerà a parlarti solo quando sarai guarita. Da sola. Pare che gli scienziati siano impegnati in uno studio decennale e complesso su questo personaggio, in bilico fra lo strunz e l’irrisolto. Antipatico.
7. L’empatico.
Ma così empatico che, appena gli dici che hai mal di testa, due minuti dopo scoppia un’emicrania anche a lui. Ti viene la febbre? La prende anche lui. Al primo colpo di tosse tuo, ne segue uno suo, e così via. Sorvoliamo sugli altri sintomi, che è meglio. Diciamo solo che, se tu vinci un bel virus intestinale, meglio che abbiate due bagni. Copione.
8. Il minimizzatore.
Quando ti vede, pallida come un cencio, camminare verso di lui in cerca di conforto, ti dà una pacca sulla spalla e butta lì un “Passerà” che scatena in te l’istinto omicida (fortuna sua che tu non sia abbastanza in forma da stenderlo con una testata). All’ora dell’aperitivo, birra alla mano, viene a svegliarti mentre giaci moribonda a letto solo per sapere cosa c’è per cena. Poi si stupisce perché gli lanci dietro una ciabatta. Uscendo con gli amici per la partitella settimanale ti annuncia che per la sera successiva ha invitato a cena il suo capo e altri quindici colleghi. Tanto hai solo trentotto e otto, che sarà mai? Divorzio.
9. Lo psicosomatico. Da quando è abbonato ai canali Doc di Sky, è convinto che dietro ogni sintomo ci sia una causa emozionale. Appena si accorge della tua brutta cera inizia a tenpestarti di domande sui tuoi genitori, la tua infanzia, i tuoi problemi di lavoro. Non puoi confessargli che ti fa male la gola perché ti costringerebbe subire uno sproloquio su quella volta che in terza elementare andasti male all’interrogazione di geografia. Ti attacchi alla tachipirina sperando che spariscano lui e la febbre.
10. L’organizzato. Appurato che sei ammalata, manda i figli da tua madre e il cane dai vicini. Poi ti mette in quarantena, a dormire in mansarda, chiusa nella torre come Rapunzel. Ti passa il rancio da uno spiraglio della porta e comunicate coi walkie talkie (sì, un po’ anni Ottanta). Davanti alla porta di casa srotola un nastro bianco e rosso come quelli dei cantieri e ci piazza dei birilli a prova di vicini. È in collegamento costante con il tuo medico e grazie alla tessera della farmacia accumula punti-spesa con cui alla fine della fiera ti comprerà una bella scatola di ricostituente. Asettico.
Che dire, ragazze: se siamo tutte d’accordo, direi di rispolverare il sempiterno ‘Chi fa da sé, fa per tre’. E buona guarigione to everybody.

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