Ehi, mamme, facciamo rete?

Questa mattina, attraversando un paesino che non conoscevamo (siamo in vacanza) ci siamo trovati di fronte un panorama talmente bello da costringerci a fermare l’auto. I bimbi dormivano, il loro papà ha approfittato della sosta per rispondere a qualche mail di lavoro. Sono scesa dalla macchina e mi sono avvicinata a una chiesetta minuscola e bianchissima, a due passi dal mare. Nel parchetto lì di fronte giocavano una mamma, il suo bimbo (avrà avuto poco più di due anni) e i loro due cagnetti, di quelli minuscoli e iperattivi. Che carini tutti insieme, ho pensato guardandoli.

Ho tolto le scarpe, fatto un giro sulla spiaggia, scattato qualche foto. Mentre tornavo sui miei passi ho guardato di nuovo verso la mamma e il suo bimbo. La mamma stava raccogliendo la bottiglia d’acqua che era caduta a terra ed era un po’ impolverata. “Ma che razza di cretino”, le ho sentito dire. Caspita!, povero cagnolino, ho pensato, non lo avrà certo fatto apposta. “Ma guarda ‘sto deficiente”, ha continuato la mamma. Allora ho capito che la mamma non si stava rivolgendo ai cani, ma al suo bambino. Lui la osservava e forse non capiva il senso di quello che gli veniva detto, ma sicuramente ne percepiva il tono rabbioso. “Brutto idiota”, ha detto quella donna, e poi ha continuato con insulti sempre più pesanti che non voglio riportare qui. Sembrava in trance, mi è sembrato che andasse avanti all’infinito. Sono rimasta ad ascoltare quella cascata di offese che la mamma riversava su suo figlio, non sapevo cosa fare. Ho deciso di andare da lei a dirle qualcosa. Ma cosa? Che non si parla così ai bambini. Sì. Ho mosso un passo e mi sono fermata di nuovo. Ho pensato che forse, se si fosse arrabbiata con me, poi se la sarebbe presa ancora più aspramente con lui. Ho immaginato una scenata lì in strada, spintoni e urla davanti a suo figlio e ai miei. Sono rimasta ferma, sentivo le gambe molli. Sono risalita in auto.

Ho continuato per tutto il giorno a dirmi che avevo sbagliato. Perché forse avrei potuto avvicinarmi a quella mamma con una scusa, un sorriso. Salutare il suo bimbo, fare qualche grattino al cane e dirle che la capisco. Che noi madri facciamo la cosa più difficile e faticosa del mondo e dovremmo ripetercelo sempre. Che siamo brave, a volte eroiche. Che càpitano momenti di buio pesto, quei giorni in cui ti svegli stanca e non vedi l’ora che sia sera per strisciare sotto le coperte e spegnere il cervello, le preoccupazioni, le delusioni, i dolori, le incazzature.

Forse avrei potuto dirle che dovremmo provare a ridere e piangere il più possibile con le altre madri delle nostre avventure e disavventure. Parlare, sputare fuori il veleno della paura, per scoprire che siamo tutte sorelle di vita. Compagne un po’ pazze e un po’ visionarie in un viaggio senza bussola. Avrei potuto dirle che tutte insieme possiamo ridisegnare la mappa geografica della maternità, tracciare nuove rotte, scoprire terre accoglienti, imparare ad affrontarne i pericoli e le insidie. Avrei dovuto dirle che essere mamme non è quella perfezione falsa esibita su Instagram o uno status da 100 Mi piace su Facebook, ma sangue, sudore e lacrime, oh yes. Magari ci saremmo fatte due risate raccontandoci i rispettivi momenti di esaurimento e ci saremmo scambiate il numero di telefono, per fare due chiacchiere la sera tardi, quando i bambini dormono.

Non ho fatto nulla di ciò che avrei potuto e ora vi chiedo una mano.
Aiutatemi a fare arrivare un messaggio non solo a quella mamma, ma a tutte le nostre “colleghe” che stanno attraversando un brutto momento. Sono cose che possono capitare a tutte noi: non è colpa nostra e, soprattutto, non è colpa dei nostri figli.
Amiche mamme, lo sappiamo tutte: è bellissimo, ma tanto faticoso, snervante a volte, altre vorremmo scappare. Ci sono momenti stupendi e altri pesantissimi. Per questo è importante avere qualcuno con cui parlarne, come la famiglia o gli amici.

Ma quando non ce la fate più a sorridere di nulla. Quando sentite che state perdendo il controllo. Quando fate brutti pensieri, pensieri che vi spaventano o dei quali non riuscite a liberarvi, chiedete aiuto. Ci sono i consultori famigliari di zona, ci sono linee telefoniche come Telefono Amico, ci sono siti come Sos Mama (http://www.sosmama.it/), un’associazione di mamme volontarie per dare sostegno alla maternità. Ci sono gruppi su Facebook che si avvalgono dell’aiuto di psicologi e professionisti. Queste le prime dritte che mi vengono in mente. Se vi va, scrivetemi in privato e nel mio piccolissimo vi darò tutte le indicazioni che vi interessano.

Cara mamma del parchetto, non mollare. Avrei dovuto parlarti e ti chiedo scusa per non averlo fatto. Spero tantissimo che tu legga qui, e stanotte cercherò di addormentarmi pensando a te che abbracci dolcemente il tuo bambino dopo quella che è stata solo una giornata storta.
Io credo davvero che siamo tutte funambole su un filo rosso teso. Alla fine della corda ci aspettano i nostri bambini che fanno il tifo per noi, pronti ad abbracciarci fortissimo. Non siamo senza rete di protezione: la rete siamo noi madri, strette tutte assieme a formare un tappeto di fiducia e comprensione.
Sì, ce la facciamo!
Se leggete e se vi va, potete suggerire nei commenti altri indirizzi o numeri di telefono di associazioni a sostegno della maternità.
Grazie a tutte da parte di una mamma che, a volte, sbaglia.
Facciamoci forza.

2 thoughts on “Ehi, mamme, facciamo rete?”

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