Fenomenologia dei bimbi-cozza

Non vi sembra di aver già visto da qualche parte l’aspetto riposato di mamma koala? (foto dal web)

Oggi vi parlerò di una ossessione che affligge molte mamme: il Bambino Cozza.
Il Bambino Cozza, o Nano da giardino Superattak che dir si voglia, è una creatura all’apparenza deliziosa, generalmente sotto il metro di altezza che, in un periodo particolare della crescita, decide che incollarsi come la carta da parati alla sua mamma sia lo scopo della sua vita. Che non basta che siate nella stessa casa, e nemmeno nella stessa stanza. È fon-da-men-ta-le che siate nello stesso metro quadro, possibilmente abbracciati come koala.


Questa simpaticissima fase non riguarda affatto il papà, badate bene: il papà fortunello potrà continuare a fare la sua solita vita, ovvero tornare dal lavoro, chiudersi le mezzore al bagno a leggere il giornale e risolvere i problemi del mondo, gustarsi la cena tranquillo – assaporando ogni boccone come un giudice di Masterchef, ruttare guardando la partita e mettersi a ronfare con una mano dentro le mutande, teneramente abbracciato al divano, mentre la mamma tenta di scollarsi di dosso il mini-attaccatutto almeno per riuscire a sedersi a tavola. Tesoro, dice il papà alla mamma con un sorriso da Giuda, che posso farci?, vuole solo te. E voi lo abbattereste con una freccia avvelenata masai, ma non riuscite a portare a termine la vendetta perché il pargolo appiccicoso dopo essersi arrampicato sulle vostre spalle vi ha ficcato le dita nelle cornee.
Dal momento in cui si sveglia al (sempre sia lodato) momento in cui si addormenta, il Bambino Cozza sembra avere un solo obiettivo: starvi addosso come una patella allo scoglio. Generalmente si sveglia al mattino al grido di battaglia di “Mammaaa!”, con lo stesso tono disperato che avrebbe Carla Bruni trovandosi una nuova ruga allo specchio. Voi correte da lui e da quel momento la giornata non sarà più vostra, ma inizierete a muovervi come droni radiocomandati dal perfido nanerottolo. Eh sì, perché il Bambino Cozza mica si accontenta di passare il suo tempo insieme a voi: macché, illuse! Egli vuole decidere cosa farete, quando e come. Un sergente Hartman dotato di temibili strumenti di ricatto: occhioni lacrimosi, un’ugola in grado di perforare i timpani e la capacità di diventare paonazzo in viso in mezzo secondo, facendovi spaventare a morte, se non fate eseguite gli ordini, orasubitoadesso.
Spesso una mamma ha bisogno di uscire di casa: si chiama andare al lavoro, o a fare la spesa, o a incontrare un’amica. Il Bambino Cozza reagirà alla vostra partenza come se andaste in Patagonia. A piedi. E magari state solo andando a buttare la raccolta differenziata dietro l’angolo. Nel momento in cui la lascerete fra le amorevoli braccia della nonna o della baby sitter, la creatura-superattak inscenerà un dramma shakespeariano che in confronto il principe Amleto era allegro come una ballerina del Carnevale di Rio. Mentre a voi sale il magone unito a un senso di colpa al quadrato, sappiate che, appena voltato l’angolo, vostro figlio tornerà ad essere un’adorabile e sorridente cucciolotto. Se potesse parlare, a domanda risponderebbe “La mamma CHI??”. Ovviamente, non appena rimetterete la punta del piede in casa vi si fionderà addosso la versione disperata di Pollicino che sembra dirvi “Come hai potuto abbandonarmi? Tu quoque, madre!”, e dovrete trascinarvi a lavare le mani con il Bambino Cozza aggrappato alla caviglia.
Dimenticate le faccende di casa: provateci, a passare l’aspirapolvere con lui che, per farsi notare, si lancia dal divano nella posizione dell’angelo e riuscite ad afferrarlo proprio mentre stava per spiaccicarsi addosso al gatto. Gatto che, nel frattempo, per scappare è finito risucchiato dall’aspirapolvere.
Dimenticate lo smartphone, che lui vi strapperà di mano inviando a tutta la vostra rubrica messaggi con scritto xcbvvviiiicbvcbfsgfrzzwt, o emoticon a caso di cactus e uomini col turbante.
Dimenticate una doccia che superi i sessanta secondi di durata: più che una doccia, una sbirciatina all’acqua, tanto per non scordarsi com’è. Insaponatevi le parti essenziali e via, fuori di lì immediatamente, soldatino mamma, avanti marsch!, altrimenti mi metto a strillare come un’oca.
Dimenticate di essere state brave cuoche: mentre spadellate alla bruta due tristi sofficini, il Bambino Cozza aprirà il cassetto dei coperchi e inizierà a sbatterli come una scimmietta caricata a molla, facendo scappare tutti i cani del vicinato. Poi si stancherà e vorrà venire in braccio, e da lì non scenderà nemmeno quando avrete bisogno di fare una meritata pipì in solitaria.
Probabilmente vi verrà la scoliosi, perché purtroppo non tutti i pupi amano essere portati in fascia e a forza di portare il Bambino Cozza su un fianco la curvatura della vostra schiena vi farà somigliare a una (nemmeno troppo) lontana parente di Quasimodo.
Voi che siete sempre stata una fan dell’alto contatto ora vorreste solo darvi all’eremitaggio estremo nel luogo più remoto del pianeta, dove se non altro potreste lavarvi i denti senza dover contemporaneamente cantare canzoncine col dentifricio in bocca per intrattenere la belvetta esigente.
Nella drammatica fase-supercolla dimenticate anche quelle deliziose dormite riposanti che al risveglio vi facevano sentire pimpanti come una quindicenne: il COSO (COllegio dei SOgni) ha scientificamente dimostrato che il passatempo preferito del Bambino Cozza è svegliarsi la notte ogni due per tre, in cerca di voi. E voi gli scivolerete accanto, mormorando tenere paroline anche se vorreste ci fosse un interruttore per spegnerlo fino a domattina. Pian piano vedrete allontanarsi il pensiero di tutte le cose da fare. Forse, mentre abbracciate quel piccolo corpo caldo, vi sentirete avvolgere da una calma magica. Con addosso una coperta di respiri e sogni intrecciati, penserete che tutto il resto può attendere. Il vostro Bambino Cozza, invece, no. Ha bisogno di voi, così tanto da non poter aspettare. Ma sapete una cosa? Va bene così.

2 thoughts on “Fenomenologia dei bimbi-cozza”

    • Grazie! 🙂
      Quanto ha la tua bimba? Della mia prima figlia, i soliti saputoni dicevano che non sarebbe mai diventata autonoma perché era (è) attaccatissima a me (come credo sia naturale e bellissimo!).
      Ora ha quattro anni e mezzo ed è indipendente, forte e quasi la supplico per avere i suoi baci.

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