I meravigliosi due anni

Michele, due anni e cinque mesi di incontenibile entusiasmo per tutto.

Ho due anni e quando mi stanco di dormire in camera con mia sorella mi infilo nel lettone. Mi piace così tanto sentire l’odore della mamma, il suo calore sotto il piumone. Nessuno ha ancora capito come sia geometricamente possibile ma pur essendo alto due mele o poco più riesco ad occupare tutta la superficie dormendo a braccia e gambe spalancate, così papà è costretto a passare la notte su un fianco, comodo come un fachiro.

Ho due anni e mattine buone in cui mi sveglio distribuendo sorrisi e baci. Altre, invece, in cui sono simpatico come un attacco di singhiozzo e scalcio, brontolo e non mi sta bene niente. Beh, che c’è di strano? Capita anche a voi grandi, a chi vorreste darla a bere?
Ho due anni e se mi perdete di vista per un secondo rischiate di ritrovarmi appeso al lampadario a dondolare come un acrobata del Cirque du Soleil, o arrampicato per le scale come se stessi affrontando una parete rocciosa a mani nude. Non sgridatemi, sto imparando a misurare i miei limiti, ho bisogno del vostro incoraggiamento. Inoltre, fare le scale è davvero esaltante!
Ho due anni e a tavola mi perdo a osservare le nuvole che corrono fuori dalla finestra, le briciole dei biscotti che mi si appiccicano alle dita, la faccia della mamma mentre beve il primo caffè della giornata. Non mettetemi fretta, sono il giovane regista di un film indipendente che vi cambierà la vita, poco ma sicuro.
Ho due anni e gli agguati del gatto sono per me l’assalto di una pantera nel bel mezzo della giungla. Le passeggiate che faccio insieme ai nonni sono avventure emozionanti, aiutare il papà a preparare la cena è un’esplosione di colori e profumi e sapori, il bagnetto nella vasca un tuffo in un mondo caldo e ovattato, e poi quanto è bello allagare la stanza da bagno? Ma tenetemi lontano quel coso, quel phon, che altrimenti strillo come un’aquila e poi i vicini chiamano Telefono Azzurro.
Ho due anni e non so parlare benissimo, ma dentro la mia testa fanno il girotondo così tante parole che se non riesco a dirle mi arrabbio. Non rimproveratemi, vorrei tanto farvi un bel discorso, raccontarvi quello che provo e farmi rassicurare da voi genitori, ma è così difficile mettere insieme tutti i pezzi del puzzle.
Ho due anni e sono sempre pronto a sedermi in braccio alla mamma per leggere un libro. Mi piace sfogliare le pagine e trovarmi davanti illustrazioni colorate, sentire la sua voce che mi racconta le storie. Sì, è vero, dopo tre minuti mi stanco e mi metto a fare qualcos’altro. Non prendetevela, un giorno imparerò a concentrarmi su una cosa per volta. Adesso sto cercando di capire chi sono e cosa mi piace, sono tanto curioso e tutto mi attrae, passo da un gioco all’altro. Si chiama entusiasmo, voi lo avete?
Ho due anni e quel che mio è mio. Quel che è tuo, invece, è sempre mio. La-scia-te-mi stare, eh! (Sì, sì, qualche minuto e giocheremo insieme, perché sembro prepotente ma so anche condividere).
Ho due anni e voglio la mamma. Sì, anche (e soprattutto) nei momenti più scomodi: quando sta facendo pipì, quando deve consegnare un lavoro urgente, quando sta per uscire a cena. Ho bisogno di sapere che il nido è sempre lì.
Ho due anni e sto imparando una cosa che si chiama empatia: sono capace di capire come stanno gli altri. Abbassatevi di fronte a me e vedrete che abbracci stretti so dare, o con che intensità vi guardo negli occhi.
Ho due anni e la mia parola preferita è “No”. Nel dubbio, io dico un bel no. Mi serve per affermare che esisto. Ma se sarete capaci di capirmi e convincermi potrei anche trasformarlo in un Sì.
Ho due anni e mi piace da impazzire colorare con le dita. Insomma, vedete?, posso lasciare su un foglio un segno tutto mio. Ma anche sui miei capelli appena lavati, sulle pareti di casa, sulla camicia del papà pronto per uscire. Ragazzi, vedeste che roba anche i pennarelli indelebili, gli evidenzatori e i pastelli a cera sulle fughe delle piastrelle! Mica vorrete mettere limiti all’espressione artistica?
Ho due meravigliosi anni e sono un germoglio, un fuoco d’artificio appena lanciato verso il futuro.
Se mi osservate con pazienza e attenzione vi accorgerete che non sono un impiccio da sopportare ma un incredibile concentrato di energia, sfumature, sorprese, testardaggine, possibilità, amore.
E poi li chiamano ‘terribili’.

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