I regali last second e lo stress delle feste

Le feste, con il loro impegnativo contorno di doni, bigliettini, volemosebbène eccetera non sono ancora finite e penso di essere in tempo per affrontare una questione seria e penosa: i regali last minute o, se siete davvero pessimi, last second.

Ci sono due tipi di persone: quelle che, mesi prima del Natale, cominciano come zelanti formichine operose a comprare regali per i loro cari. Un mese prima del venticinquedodici hanno già tutto pronto: pacchettini, pensieri ad hoc e fiocchetti. Così il pomeriggio della vigilia possono starsene beate a sorseggiare il cocktail “Bianco Natale” perculando le persone del secondo tipo, cioè quelle che per decidersi ad acquistare i regali aspettano le ore diciannove e ventinove del ventiquattrododici.
La persona da regalo last second la mattina della vigilia si sveglia sudata, coi capelli dritti, in preda a una crisi isterica da “E’ già arrivato quel c@*§o di Natale e mi mancano ancora tutti i regaliii!!!”, molla allo sventurato coniuge i figli e parcheggia l’auto a dieci chilometri dal centro, ovviamente intasatissimo da altri disgraziati alla ricerca del regalo perfetto – anzi, va bene anche un regalo imperfetto – anzi, anche un regalo qualunque pur di non andare a mani vuote percarità.
La persona da regalo last second non ha un piano, o meglio, il suo piano è entrare nel minor numero possibile di negozi e uscirne col maggior numero possibile di regali nel tempo di un Jingle bells o anche meno.
La persona da regalo last second si lascia prendere da un misto di sensi di colpa schiaccianti e buonismo festaiolo e pensa “Dài, prendiamo un bel regalo per la suocera che è sempre tanto disponibile, entriamo nel suo negozio preferito”. Ma le trame dei migliori film de paura suggeriscono che, se la persona da regalo last second non aveva mai aperto quella porta, un motivo c’era.
Regola numero uno della persona da regalo last second: mai, amici, mai avventurarsi in territori sconosciuti e ostili quando si è in preda all'”E mo’ che cazz regalo?!?”.
La persona da regalo last second si pente della sua decisione nel momento stesso in cui la porta dell’esercizio si richiude alle sue spalle scampanellando. Il luogo è deserto, sciccosissimo e luccicantissimo, e lei l’unica cliente. La sorridentissima negoziante con occhio esperto valuta se si trovi di fronte a una poveraccia o a una riccacciona, poi (toppando clamorosamente target – anche i commercianti a fine anno sono a pezzi e prendono abbagli) le propone una fantastica crema per il viso “progettata da tre premi Nobel” (apperò!, che in francese si traduce “Mecojoni”) alla modica cifra di un rene.
La persona da regalo last second ci pensa un po’ su e poi decide che al suo rene ormai è affezionata, così la scelta vira su miracolosi oli visoecorpo biologici e spremuti a freddo dai pinguini della Patagonia che costano ventordici milioni di euro. Scartati il banale argan e il ficodindia innaffiato a champagne, resta il siero alla bava di lumaca. Ora, la persona da regalo last second non ha la minima idea di come si faccia a raccogliere la suddetta bava, se mostrando alla lumaca un enorme cespo di insalata senza mai lasciarglielo addentare o se qualche premio Nobel l’abbia pedinata per ben un metro e mezzo di strada (tempo di percorrenza: dal gennaio 2012 al gennaio 2016), ma è assai probabile che a quella lumaca siano girati parecchio gli zebedei nel trovarsi oggetto di così morbose attenzioni.
La persona da regalo last second spera tantissimo che la lumaca in questione stia ancora sfrecciando su prati verdi senza troppe turbe psichiche e alla fine, in preda a un attacco di “Mi sento una pezzente e per di più sono in ritardo”, si lascia convincere dal prezzo (appena dodici milioni di dollari), fa infiocchettare il prodotto mi-ra-co-lo-so e schizza verso il pranzo della vigilia, dove la suocera apre il pacchetto, lo soppesa e, senza proferire verbo, con un sorriso di cortesia lo appoggia sulle gambe dedicandosi ad altre conversazioni.
La persona da regalo last second è quasi certa che la suocera al momento dell’apertura del dono leggendo “Bava di lumaca” lo abbia scambiato per lucidante per il parquet. Sigh.
Così vanno in fumo i regali last second e le speranze di redenzione.
Così vanno in fumo milioni di euro, buoni propositi e innocenti bave di lumaca.
Così lo stress schizza alle stelle, signori!
Possibili soluzioni della faccenda:
1) regali solo a chi li merita. In questo modo si ridurrebbe del 99,999% la rosa dei papabili;
2) doni solo ai bambini, sebbene sia altamente probabile che nemmeno a loro faccia bene essere sommersi di pacchi e pacchettini in questo folle periodo dell’anno;
3) passare il prossimo Natale su una calda spiaggia esotica ad abbrustolirsi le natiche al sole.
Io mi butterei volentieri sulla terza opzione, ma prima vi raccomando: occhio con le calze della Befana.
Mancano solo due giorni, ma non state a scervellarvi inutilmente.
Metteteci un pezzettino di carbone dolce e amen.
Tanto, si sa, siamo stati tutti cattivelli, ma abbiamo anche bisogno di dolcezza a palate e poi sono quasi certa di aver letto da qualche parte che lo zucchero non è mai troppo, perché è il migliore antistress.

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