Il secondo figlio (parte prima)


C’è una cosa che quei furbacchioni del Fertility Day vi tengono accuratamente nascosta, ed è questa.
Se dopo il primo figlio vi sentite mamme fighissime, se pensate “Tzé, bazzecole! Per me, una passeggiata di salute” e per fare le splendide vi esibite pure nel salto della staccionata alla olio Cuore, state calme e state buone.
Aspettate di fare il secondo, carine.

Aspettate di attraversare una tempesta ormonale di emozioni spaziali, montagne russe di pianto, risate isteriche e incazzature stellari, soffiando come un mantice per non menare il vostro compagno, corresponsabile dello stato in cui vi trovate, solo che lui continua a vivere la sua meravigliosa vita con la stessa irritante faccia di chiùl di sempre. Per forza, ha fatto solo la parte divertente!
Aspettate che al terzo mese di gravidanza, quando ancora non lo avete detto a nessuno, vi lieviti una panza che nemmeno Bud Spencer quando mangiava fagioli, che poi vi tocca coprirla con quelle secsissime casacche a forma di mongolfiera inventate da uno stilista antenato di Enzo Miccio che odiava le donne.
Siete ottimiste perché con la prima gravidanza le nausee vi avevano risparmiato? Ma signore, pensate alla legge di Murphy: è quasi certo che questa volta starete abbracciate alla tazza da quando aprirete gli occhi a quando collasserete la sera, con la minuscola differenza che il Gremlin primogenito reclamerà a gran voce il suo diritto ad essere intrattenuto h24, guardandovi con un occhioni da cerbiatto Bambi da “Mi stai dicendo che non amerai più solo me?!?” alternati con sguardi di ghiaccio alla Clint Eastwood del tipo “Hai voluto la bicicletta? E mo’ so’ vomiti tuoi, traditrice!”.
E se, prima, le solite discretissime sciure non facevano che chiedervi “Quando fate il secondo?” come se solo da voi dipendesse l’estinzione dell’umanità, ora, alla lieta notizia, faranno la faccia da gnorri uscendosene con un “Di già?” (sottotitolo: ma questi non ce l’hanno la tv, che si riproducono come cincillà?).
Dimenticate lo stato di grazia del primo pancione, quando amici e parenti si prendevano cura di voi come di una Caretta Caretta a rischio estinzione coccolandovi, nutrendovi, allacciandovi le scarpe quando ormai rischiavate di ribaltarvi. La seconda gravidanza è per vere dure, signore: roba da “vado a far la spesa insieme al primo figlio, prendiamo l’autobus, nessuno mi fa sedere, ho i piedi come due flauti del Mulino Bianco ma senza Banderas che me li accarezza e torno a casa con due buste della spesa per mano e il figlio arrotolato sulle spalle a mo’ di pashmina. Workout, ciucciami il calzino!”. Roba così, che il soldato Jane in confronto è uno stracchino, ma nemmeno del nonnonanni, del discount più pippa che ci sia.
Tutte le mamme bis che conosco hanno preparato la borsa dell’ospedale quando avevano le contrazioni ogni tre minuti: per forza, fra dolore sciatico, gastrite, giostrine col primogenito e attacchi di fiatone ogni due passi, chi cavolo ce la fa, prima?? Prima siete impegnate a sopravvivere.
Per non parlare dei peli superflui: mesi di bosco e sottobosco selvaggio da estirpare in sessanta secondi sotto la doccia, prima di essere caricate in auto dal partner che cerca di incastrarvi sul sedile (spingendovi con la delicatezza di uno studente fuorisede che tenta di far stare in valigia lasagne, peperoni sott’olio e tutte le scorte alimentari preparate dalla mamma perché non muoia di fame) sperando solo che non gli allaghiate la macchina rompendo le acque alla prima buca. Quante pretese, bello mio. Che disagio vuoi che sia una secchiatina di liquido amniotico sul sedile quando io ho le emorroidi da sei mesi?!?
Voi, amiche, state accuorte! Occhio al tempismo, perché può darsi che il secondo figlio nasca nel giro di uno starnuto. Perciò, vi consiglio di prendere in ostaggio la vostra estetista di fiducia e piantare insieme a lei una tenda nel giardino di ostetricia, così siete già sul pezzo.
A questo punto, dopo aver lasciato attaccato al frigo un promemoria di mille pagine per vostro marito nella speranza che rispetti almeno i primi due punti (1. ricordati del nostro primo figlio!, 2. ricordati che sono in ospedale per partorire), e un post-it per il primo figlio nella speranza che si prenda cura del papà (1. la tua mamma ti ama tanto!, 2. porta tanta pazienza con papà), siete pronte per dare alla luce il vostro secondo erede. Oddio, pronte. Eravate gasatissime e sicure di ricordare bene i dolori del parto, ma indovina?, vi sbagliavate. Alla prima fitta vorreste chiedere asilo sul meraviglioso pianeta Epidurale. Peccato che non l’abbiate prenotata e che l’anestesista stia a sculettare su un cubo a Ibiza. Non vi resta che rispolverare i polverosi ricordi degli incontri prenatali (mannaggia, ma perché non avete rifatto il corso preparto??) ed inspirare – imprecare – espirare.
[CONTINUA]

2 thoughts on “Il secondo figlio (parte prima)”

  • Esilarante e realistico! Da bis-mamma posso davvero dire che ho fatto il secondo con 23 mesi di differenza dalla prima, pensando erroneamente di fare meno fatica perché non ero ancora uscita dal tunnel. Invece non ti dico!
    Ma tant’è, ora siamo in ballo, il reso non c’è per cui resta poco da fare.
    Meno male siamo in tante ad essere nella stessa situazione.

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