In viaggio con papà

Cari padri,
eccovi qui.
Lasciate che vi dica due parole.

Non avete capito niente quando vi è stato detto che aspettavate un bambino. Non avete capito molto quando avete visto la prima ecografia e continuavate a non capire granché mentre quel pancione cresceva. Non vi sentivate che spettatori di un lentissimo, incredibile film di cui eravate stati parte solo al momento del “Ciak, si gira!”.

 

Avete resistito alle montagne russe degli sbalzi d’umore ormonali e per questo meritate stima infinita.
Siete rimasti al suo fianco in sala parto, e quando vostro figlio è nato, ecco, lì avete finalmente capito, e siete nati anche voi. Padri.
Cari padri, tenete duro. Non dubitate, siete parte della magia, anche se è tutto così diverso da come ve lo aspettavate.
Resistete alle notti in bianco, agli sbalzi d’umore ormonali (di nuovo!), alle ire della vostra compagna che se la prende con voi perché è tanto stanca, spaventata e ancora stanca e sembra posseduta dallo spirito della strega Malefica. Passerà, ma voi intanto resistete anche se vi sentite come una specie di Cenerentolo e meditate di chiedere asilo politico in Patagonia, perché siete certi che vi sentireste più amati dai pinguini di Magellano che dalla vostra dolce (?) metà in preda all’ennesima crisi isterica.
Resistete ai pianti di quella creaturina che non sapete bene come consolare e che sembra esprimersi in una lingua aliena. Cullatela fino a sentire le braccia di pietra e il petto traboccante di un amore nuovo.
Resistete e siate d’aiuto, non statevene con le mani in mano se non volete che Malefica vi incenerisca, portate tanta pazienza quanti saranno i pannolini che cambierete.
Non sentitevi esclusi dal rapporto simbiotico fra vostro figlio e la vostra donna, è un mondo che si sta schiudendo, una festa speciale alla quale sarete presto invitati.
Nel frattempo, resistete. Anche se vi chiedete ogni giorno chi ve l’ha fatto fare, anche se sarebbe così facile e liberatorio chiudervi la porta alle spalle e non tornare più, fingere che non sia mai successo e riappropriarvi della vostra libertà.
Siateci. Siate un compagno di vita e soprattutto siate un papà. Provateci, almeno. Provateci da quando vi svegliate a quando svenite sul divano nemmeno un secondo dopo avere acceso la televisione. Per essere, manco a dirlo, svegliati da vostro figlio a suon di strilli.
Il vostro amore sarà il fondamento della sua vita. Se mancherà, la sua esistenza di adulto sarà costruita sulle sabbie mobili. Nessun bambino merita un genitore che non lo ami, ma tutti i genitori meritano una possibilità. Perciò siate presenti, siate il padre migliore che potete essere e, anche quando sarete ridotti a una purea d’uomo, siateci. Basterà.
Non importa quanto vi sentiate imperfetti, per i vostri bambini rientrerete sempre di diritto nella top ten dei supereroi, il che non è male per l’autostima.
Arriverà anche il giorno in cui vi sentirete giudicati e nudi di fronte a loro. Ma la vostra presenza peserà sulla bilancia più delle vostre inadeguatezze. I vostri figli vi perdoneranno per non essere sempre stati impeccabili, ma non vi perdonerebbero l’assenza. Perché l’assenza significa rifiuto e loro crederebbero di non essere degni di amore.
Siateci, papà, ché il vostro tempo vale più di mille costosi regali lavacoscienza. Non raccontatevi che “l’importante è la qualità”, non fatevi vivi solo per le feste comandate, per i compleanni e nel weekend. Ascoltate, abbracciate, litigate ma non andatevene. Rimanete, consumate i giorni insieme a loro, inventate un linguaggio comune fatto di abitudini e intimità. Tessete insieme ai vostri figli una rete di filo rosso.
Non mollate, aggiustate la rotta e resistete, tutto quello per cui vale la pena è fra le vostre braccia, e quando diventeranno più alti di voi potrete guardarli negli occhi come si fa con un compagno di viaggio: con orgoglio, gioia e curiosità. E se non vorranno più essere tenuti per mano, voi continuerete lo stesso a vederlo, quel filo rosso che vi lega. E i vostri figli potranno vivere con la serenità di chi è stato amato. Equilibristi che non guardano in basso, ma che sanno di avere sotto di sé una morbida rete di sicurezza di filo rosso.
Cari papà, ottimo lavoro.

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