La ruòt e il giro del mondo


È un pomeriggio di sole. Zoe, che era in giardino a giocare, spalanca la
porta finestra ed entra in casa. È emozionata, quasi mi urla: “Mamma, lo sai che nonno mi ha fatto entrare nell’ulaòp?”.

“Hula hoop? Ma quale?”. Cerco di immaginare un hula hoop con tutti i colori dell’arcobaleno e abbastanza grande da contenere lei e il nonno.
“…quello per andare in giro. Il camper!”. Si spazientisce in fretta, la mia ragazza entusiasta.
“Ah, la roulotte!”. (I nonni hanno una roulotte. Zoe ne è affascinata e vorrebbe
usarla per fare giro del mondo con tutta la famiglia).
“Sì, la ruòt”. Il suo tono è quello di chi si trova davanti un’intelligenza
inferiore a cui tocca spiegare per filo e per segno, altrimenti non ci arriva.
Non la correggo. Che ruòt sia. Una magnifica ruòt dall’aspetto un po’ vintage
per partire all’avventura e riempirsi gli occhi di paesaggi sconosciuti, le
orecchie di linguaggi nuovi, le papille di sapori esotici.
Non provo nemmeno a cambiarla, la sua fantastica ruòt, il suo magico tappeto
volante per fare il giro del mondo.
E magari, con un pizzico di fortuna, macinando chilometri fra un paese e l’altro potremmo incontrare anche il tanguro. Sì, avete letto bene. Il tanguro, se non lo sapete, non è un canguro qualunque. Dal nome, dev’essere un canguro che balla il tango parecchio bene.
La sera, poi, prima di andare a dormire, tireremmo fuori dalla valigia il nostro fantastico cubo di Rudi, che non è quello del professor Rubik a 54 facce, ma un cubo che cambia colore a seconda dell’umore, perché lo ha inventato tale Rudi, che aveva un gran caratteraccio.
Hai quattro anni e mezzo, sei una bambina che sta imparando a scrivere e leggere da sola: queste sono le tue radici. Alberi su cui stai ti arrampicherai per guardare lontano, la mano appoggiata sugli occhi a mo’ di visiera. Ma senza fretta, c’è tempo, bimba mia.
Invece la ruòt, il tanguro, il cubo di Rudi sono le ali. Le eccezioni alle regole, perché l’immaginazione ha bisogno di trovare buchi nella rete attraverso cui infilarsi e scappare a rotolarsi nei prati, sporcarsi di terra, sbucciarsi le ginocchia.
E io, la tua mamma, non ho il diritto di inquinare la tua fantasia con le mie noiose correzioni, perciò me ne sto zitta e lascio guidare a te la roulotte, anzi, la ruòt: portami dove vuoi. E ti sono grata per queste boccate d’aria fresca buffe e dolcissime, a ricordarmi che le giornate, per non essere tristi, andrebbero sempre innaffiate da una risata.

2 thoughts on “La ruòt e il giro del mondo”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: