Lasciate che i bambini credano

Lasciate che i bambini credano
Illustrazione di Norman Rockwell

Quando ero piccola, la festa più emozionante di tutte era per me il Natale. Aspettavo con impazienza la cena della vigilia con tutti i parenti, un vestito di velluto che mi faceva sentire come la protagonista di uno dei miei libri preferiti, quel “fare tardi” (che poi erano al massimo le undici di sera) per lo scambio dei regali, il film Disney alla Rai, il pesce gratinato della nonna, i “chissà se nevicherà”. Ma sopra ogni cosa, quando tutto era finito e sulla tavola restavano solo bucce di mandarino e carta da regalo stropicciata, non vedevo l’ora di tornare a casa per preparare una tazza di latte, dei biscotti e una carota (chiedo perdono alle renne che per anni hanno dovuto contendersi l’unica carota che i miei fratelli e io lasciavamo loro), infilarmi nel letto e addormentarmi alla velocità della luce: prima mi fossi addormentata, prima sarebbe arrivato lui, Babbo Natale, l’omone vestito di rosso. Credo di essermi sempre detta: “Beh, forse non sono stata buonissima, ma Babbo Natale mi vuole bene, mi conosce, lui non lascia mica i bambini senza un regalo”.

Non ricordo di essermi mai chiesta come facesse a passare dal camino col pancione che si ritrovava, né come si comportasse la fedele slitta quando il venticinque arrivava ma la neve no, e nemmeno come facesse Babbo Natale a far visita a tutti-ma-proprio-tutti i bambini del mondo in una sola notte. Abbandonavo i dettagli noiosi in un limbo della mia immaginazione per lasciarmi meglio rapire dalla magia di quella visita speciale, attesa per un anno. Ricordo le mattine di Natale in cui tra fratelli ci svegliavamo a vicenda, emozionatissimi, e andavamo in salotto in punta di piedi. Ricordo che la prima cosa che guardavo era il piatto della sera precedente, per stupirmi ogni volta di quel latte bevuto, delle briciole dei biscotti, della carota sparita. Ricordo i pacchetti, ognuno con il nome del destinatario scritto a lettere cubitali – Babbo Natale voleva evitare le risse fratricide. Ricordo che, fra la notte della vigilia e la mattina di Natale, tutto mi sembrava possibile, perché sul tetto di casa mia aveva parcheggiato nientepopodimeno che una slitta volante trainata da renne instancabili e guidata da un uomo buono che aveva ricevuto la mia letterina e, senza chiedere nulla in cambio se non la promessa (ormai usurata e stropicciata come la pagina di un vecchio quaderno di scuola) di comportarmi bene, era venuto a portare un dono a me, proprio a me.
In quelle poche ore ogni cosa andava al suo posto, come in un puzzle che mi lasciava piena di gratitudine e a bocca aperta.

Lasciate che i bambini credano a Babbo Natale.
Lasciate che credano a Babbo Natale finché lo vorranno.
Lasciate che la fantasia alimenti l’emozione, e che l’emozione accenda la fantasia. Non spegnetele, perché il compito di noi genitori è semmai quello di soffiare sulle vele spiegate delle piccole barche che abbiamo messo in mare.
Avranno tempo per disilludersi e fare i San Tommaso. Finché il loro meraviglioso mondo di fantasia resta in piedi anche senza muri, lasciate che ignorino la logica dei fatti.
Lasciate che i bambini credano a Babbo Natale, un uomo amabile e sorridente che fa sempre quello sciocco Oh Oh Oh e vuole bene a tutti i bambini, proprio tutti.
Lasciate che i bambini assaporino il più a lungo possibile quella meravigliosa leggerezza che noi abbiamo perduto per sempre ma continuiamo a rincorrere.
Lasciate che i bambini credano a Babbo Natale per imparare ad essere come lui: disinteressati, generosi, buoni.
Lasciate che possano essere a loro volta il Babbo Natale di qualcun altro.
Lasciate che lo portino dentro di sé anche quando saranno adulti, come una carezza che viene chissà da dove nel buio della notte.
Lasciate che credano alla magia, allo scalpiccìo di zoccoli di renna fra le stelle, a quella barba bianca che dopo mezzo giro del mondo dovrebbe essere grigio-smog e invece è candida e soffice come lo zucchero filato, ai folletti e al tintinnio dei campanelli, perfino a quel per-niente-fashion completo rosso taglia xxl.
Lasciate che la loro infanzia abbia anche i colori della speranza.
Babbo Natale esiste davvero, è dentro ogni bimbo lasciato libero di sognarlo.
Mammaturchina

 

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