Liberi di sbocciare

pinklady

Ieri ho avuto l’ennesima dimostrazione di un fatto.

Visto che a ogni shampo erano urla disperate, Zoe ha sperimentato per la prima volta il balsamo per capelli. “Uh, mamma, ma come si pettinano bene”, mi diceva. “Uh mamma, ma che profumo!”. “Eh, sì”. Non sapevo bene come ricambiare tutto il suo entusiasmo, non sono una che va in visibilio per i prodotti di bellezza. Anzi, dentro di me una vocina mi chiedeva “Ma che cavolo hai fatto per tirar su questa figghia così vanitosa?”. 

Poi Zoe ha sceso le scale tutta impettita, scuotendo quei cinque centimetri di capelli a caschetto in slow motion (ci mancava solo la colonna sonora di Barry White), e ha cinguettato al papà che la guardava dal salotto “Babbo, guarda che capelli lisci!”. Anche a lui veniva un po’ da ridere, invece è stato bravissimo perché ha sorriso e si è complimentato per le magnifiche chiome.
Il fatto di cui ho avuto ancora una volta dimostrazione è questo: che i figli seguono la loro bussola nonostante noi – per fortuna -, e devono poter essere chi vogliono, non proiezioni delle nostre aspirazioni frustrate o dei nostri sogni di gloria. Non reginette di bellezza perché noi eravamo delle rospe, non secchioni a scuola perché noi siamo stati bocciati sei volte, non astronauti perché noi abbiamo un lavoro noioso, non per forza di-azzurro-vestiti perché sono maschi o rosaconfetto se sono bambine. Devono poter scegliere per cosa esaltarsi, chi amare, come vestire (e se dovessero scegliere per andare all’asilo lo stile fashion di Formigoni, teniamo duro, colleghi genitori!).
Se non li lasciamo liberi di essere se stessi, cioè meravigliosi, saremo responsabili della loro insoddisfazione e infelicità. Alzi la mano chi vuole essere un genitore stronzo.
Non siamo proprio nessuno per mortificare i loro esperimenti, i loro tentativi di sbocciare.
Io sono perfino un po’ invidiosa di lei, che ha davanti un foglio bianco tutto da scrivere. O pasticciare. O di cui fare un aeroplanino e far volare. Perché lei non va avanti col pilota automatico come spesso facciamo noi adulti. E’ libera di andare, deviare, sbandare, esplorare, trasformarsi e travestirsi, esprimersi e spero un giorno trovarsi ed essersi fedele. E io non ho il diritto di dirle nemmeno un “Non devi essere così”, perché ho molto più da imparare che da insegnare.
Mia figlia ha quattro anni ed è una fan dei brillantini, dei cuoricini e delle paillettes, del rosa e delle lunghissime chiome. A me, queste cose sembrano cliché e fanno venire la gastrite. Fra un anno magari i suoi gusti cambieranno, oppure no. Quello che non cambierà sarà che mi avrà sempre al suo fianco.
P.s.: smettere di comprare il Pantène, ché dentro dev’esserci qualche scia chimica della Ferragni.

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