Ma la notte no (per favore)

Sera.
“Addormenti tu i bimbi?”, ti dice lui, “alla cucina ci penso io”. Come rispondere di no a uno che si offre di immolarsi sistemando i piatti? In una frazione di secondo gli spari un “Sì” a trentadue denti manco ti stesse offrendo un paio di Louboutin. Quarantacinque secondi e sei già nel lettone a leggere un libro ai pargoli nel tentativo di stenderli. See, ti piacerebbe. La grande ti interrompe a ogni parola (qualcosa avrà pur preso da tua madre e tua suocera) e il piccolo tenta di staccare a morsi le guance alla sorella. Ordinaria amministrazione, la lotta libera fratricida is the new black.


Il circo iniziale lascia spazio pian piano a un silenzio incoraggiante. Forse sei riuscita stenderne due al prezzo di uno senza perdere i sensi anche tu come al solito. Tanta stima, sorella!
Ma all’improvviso dal salotto giunge un boato simile a quello di una ruspa. Lo riconosci subito, è il tuo lui alla ricerca di qualcosa. Perché non è una leggenda metropolitana che gli uomini non trovino mai le cose. E per cercarle spostano, scavano e intanto imprecano, come i cercatori d’oro del Klondike, ma in dialetto marchigiano.
Ecco che dalle scale giunge uno scricchiolio leggiadro quanto il passaggio di un trattore su strada sterrata: è lui che sale i gradini. Poi spalanca la porta e con la delicatezza di un cronista di wrestling ti fa una domanda fondamentale: “Dove hai messo le mie ciabatte?”. Come ben saprete, le ciabatte dei mariti sono quelle cose misteriose che altro che i calzini: si smaterializzano quando le cerca lui, per poi ricomparire magicamente quando le cerchi tu. Ovviamente sempre nello stesso difficilissimo posto che lui rifiuta di memorizzare: la scarpiera nell’ingresso, signore e signori. Gli sussurri di aspettare, che adesso andrai a cercare le sue ciabattine numero quarantacinque smarrite. Lui torna in cucina “a sistemare”. Che significa lanciare posate nel cassetto e sbattere all’impazzata le pentole come fosse il batterista degli Stones, solo con un filino di sculettamenti in meno. Ma del resto You can’t always get what you want, lascia che riordini anche se fa scappare tutti i gatti del vicinato.
Uomini: quando li supplichi di palesare la loro presenza scambiando due chiacchiere con te sono più silenziosi di un mimo, poi si muovono e producono più inquinamento acustico del motore di un boeing 747.
Dicevamo: l’eroica sfida delle faccende domestiche provoca al tuo lui un micidiale effetto Rocchetta: è ora di fare plin plin. Così, mentre tenti con mosse da contorsionista di sfilarti da sotto le lenzuola senza svegliare i due piccoli ghiri, complice la porta del bagno spalancata giureresti di sentire forte e chiaro il suono della cascata delle Marmore. Che stia guardando Nat Geo?
Ecco, ce l’hai fatta: i bimbi dormono e tu hai ancora la serata davanti per fare tante cose: leggere, guardare un film, chiamare la tua migliore amica. Hai una lista dei desideri lunga come i capelli di Rapunzel, cacchio. Arrivi in salotto in punta di piedi: lui è sul divano. Anzi, lui è IL divano. Ti chiedi perché non abbia mai fatto un tutorial di camuffamento militare: è così mimetizzato con la chaise longue che non riesci a distinguerlo dai cuscini dell’Ikea. Capisci che siete nella stessa stanza solo perché fa vibrare i turbinati creando onde d’urto che sollevano i giocattoli facendoli roteare in aria, una specie di poltergeist del russamento.
Si dà il caso, purtroppo, che i tuoi figli abbiano il sonno un tantino leggero. Del resto, il casino che viene dal piano di sotto farebbe resuscitare perfino Tutankhamon.
Così non fai in tempo ad appoggiare le natiche sul divano che parte la sirena d’allarme del figlio piccolo e, dopo mezzo secondo, anche quella della figlia grande, per solidarietà. Serata finita, buenas noches, sigh sigh.
La prossima volta che il vostro compagno minaccerà di pulire lui la cucina rispondetegli con voce suadente “Ma no trottolino amoroso, grazie, ci penso io, qui, che tu sei stanco. Li addormenti, che sei tanto bravo a raccontare le fiabe?” e speditelo a letto insieme ai pupi con lo stesso sorriso rassicurante di quando date indicazioni in  inglese ai turisti stranieri: non sapete dove li state mandando, ma intanto mandateli. Per la camera da letto in fondo a sinistra, bye bye.
Come faceva quella canzone? Lo diceva Neruda che il moroso ti aiuta. Ma la notte no!
P.s.: siccome legge i miei post e poi si lamenta perché lo prendo sempre in giro, aggiungo questo. Dopo che si saranno addormentati (se con voi ci mettono mezz’ora, per qualche misteriosa legge di Morfeo – chiamata anche culo – i figli coi papà impiegheranno circa trenta secondi), andate a guardarli. Tutti insieme, sono lo spettacolo più dolce che occhi di nottambula abbiano mai ammirato.

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