Sono una mamma ad alto contatto

Ho cresciuto i miei figli ad altissimo contatto, due piccoli koala di cui i beninformati onniscienti mi dicevano “Se non li fai staccare non si renderanno mai autonomi”, “È morboso!”, “Diventeranno due mammoni!”, come se l’amore e la tenerezza fossero un vizio e non la vita stessa.

Avrei dovuto fotografare quelle facce sapienti e registrare quelle perle di saggezza per rilanciarle come un boomerang sui denti ai legittimi proprietari il giorno in cui la grande è entrata al nido sorridente e serena, e poi alla materna, e tutte le volte che i miei figli mi snobbano (quoque voi, bruti!) per farsi i fatti loro.
Credevo che l’alto contatto soddisfacesse soprattutto i bisogni dei piccoli, invece ho scoperto che quella ad alto contatto sono io.
La verità è che per un loro abbraccio mi lancerei pure col bungee jumping, invece accade sempre più spesso che mi ritrovi a elemosinare una carezza, come un cane scodinzolante.
Una volta ho letto che, quando due persone si stringono, quella che ama di più è sempre l’ultima a staccarsi. Ecco, l’ultima sono sempre io, la mamma attaccatutto. Loro hanno una fretta sacrosanta di giocare, correre, crescere.
Sono una mamma ad alto contatto e per un loro bacio mi tingerei i capelli del colore più improbabile che esista, invece capita che io protenda le labbra e mi ritrovi in faccia un pupazzo, una mano, l’aria spostata da quei piccoli corpi mentre scappano via. Quanto è difficile ignorare lo scricchiolio che proviene da dentro e sorridere. Una volta vivevamo in simbiosi, oggi i nostri tempi sono sempre meno sincronizzati. Il loro sembra essere infinito, io osservo il mio che corre sempre più veloce e cerco invano di tirare il freno.
Per i miei figli un abbraccio è la conferma che io ci sarò sempre, ciò di cui hanno bisogno adesso. Per me è un “aspetta, resta qui con me ancora un po’, lasciati stringere”. La loro testa sulla mia spalla, un cuore che batte più in fretta del mio, come se fra il loro petto e il mio ci fosse un uccellino impaziente che batte le ali per volare via.
Il mio tempo pesa moltissimo, il loro è una piuma che ondeggia qua e là, che ancora non è stata risucchiata in una direzione precisa.
Ora, io non voglio sapere se i miei figli sono autonomi perché sono stata una pessima madre o perché me la sto cavando bene.
Voglio sapere come si fa a fermare il tempo. Solo per un minuto, non chiedo tanto, no?
Lo sapete, voi, come si fa a rubare un po’ di tempo al tempo?
Perché credo di non essere pronta a lasciarli volare via: sono una mamma ad alto contatto.
P.s.: sto scrivendo questo post con un una mano sola, con l’altra sorreggo Michele che fa il pisolino sulle mie gambe. Viva l’alto contatto, finché dura.

2 thoughts on “Sono una mamma ad alto contatto”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: