Maratoneti

Crescere un figlio è un po’ come essere l’ultimo portatore della fiaccola olimpica.
Tu corri, corri e guardi con orgoglio la tua bellissima torcia, vedi la sua luce e ti sembra la più bella di sempre. Ma mentre vai verso lo stadio sollevando il tuo prezioso tesoro ti accorgi che la gente attorno anziché incitarti ti rompe le scatole.

Tu sbuffi e ansimi e macini chilometri, ma le persone che ti vedono passare si sentono in diritto di darti consigli non richiesti: “Vai piano che ti stanchi!”,
“Attento ai sampietrini!”, “Mmm, hai scelto le scarpe sbagliate!”.
Così è la vita da genitori.
“Non tenerlo sempre in braccio, lo vizi!”.
“Abitualo a dormire da subito nella sua stanzetta, altrimenti si approfitterà di voi!”.
“Svezzamento a sei mesi e un secondo di vita, altrimenti sarà tettomane finché camperà” (direi che molti uomini, allora, sono stati svezzati a sei mesi e d u e secondi di vita…).
“Non dargliele vinte o diventerà un piccolo dittatore”.
“Niente merendine o dovrai chiamare un esorcista per liberare la casa dal diabolico olio di palma!”.
“Due sculaccioni non hanno mai ucciso nessuno”.
“Metodo Montessori o sei davvero una pippa”.
“Scusa, ma ancora non hai imparato il linguaggio-segreto-dei-neonati??”.
“Lunedì corso di inglese, martedì percussioni africane, mercoledì lotta grecoromana e giovedì yoga, altrimenti tuo figlio si annoia!”.
“Rosa per le bimbe, azzurro per i maschietti”.
“Non farlo giocare con le bambole, mica vorrai che venga su ricchione?”.
“Le macchinine non sono giochi da femmine”.

Cari consiglieri indesiderati, non vedete che ho già il mio bel daffare? Sono stanco e intimorito di fronte all’importanza del mio compito: devo portare la torcia olimpica a destinazione, mica noccioline! Sta a me proteggerla, accompagnarla al suo destino. Allora, gentilmente, levatevi dagli zebedei, che la vostra ultima maratona l’avete fatta nel paleolitico, se mai ne avete fatta una. E mettetevi il cuore in pace: terrò in braccio mio figlio ogni volta che lui e io ne avremo voglia, dormirà insieme a me fino a quando ne avremo bisogno (sì, avremo, forse più io di lui), verrà allattato per tutto il tempo necessario. Non ci saranno dittatori grandi né piccini, ma persone che si amano e si ascoltano. Forse mangerà qualche merendina senza che per questo il suo corpo si ricopra di bolle verdi. I suoi giorni di bimbo
non saranno scanditi da una rigida scaletta pseudomilitare: voglio che abbia il tempo per annoiarsi, usare l’immaginazione e conoscere se stesso. I suoi giochi avranno tutti i colori della fantasia. E la signora Montessori mi perdonerà se non sarò sempre comprensiva e paziente.
Sono un genitore, sono un maratoneta. Corro, e mentre corro osservo, penso e inciampo. Ma poi mi rialzo, perché non posso fare altro che correre insieme alla mia meravigliosa fiaccola. Faccio del mio meglio. Ascolto l’istinto e chiudo le orecchie ai luoghi comuni, alle banalità, alle regole preconfezionate.
Corro, inspiro, espiro. Regolo il passo. Una goccia di sudore mi scende sul viso. O forse è una lacrima di fatica? Stringo i denti. Guardo avanti. Sorrido.

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