Nonni

Questa mattina Zoe è andata all’asilo insieme al nonno.
Era la seconda volta che lui l’accompagnava e lei era tutta emozionata. Saltellando verso l’auto parlava a macchinetta come solo i bambini (e qualche adulto – pochi, si spera) sanno fare la mattina presto.
Il nonno le ha allacciato le cinture del seggiolino e poi via, verso la scuola.

Chissà cosa si saranno raccontati durante il tragitto. Probabilmente Zoe lo avrà costretto a cantare insieme la canzone delle scimmiette (“Nonno, ma come non la sai?! Te la insegno io, canta con me!”), o gli avrà parlato del suo fidanzatino e futuro sposo, rischiando di far perdere al nonno il controllo dell’auto.
Una volta arrivati, lei si sarà fatta aiutare a togliere giacca, sciarpa e cappello e avrà orgogliosamente mostrato alle maestre e ai suoi compagni il suo adorato nonno, una sorta di alieno dai poteri magici capitato in dono proprio a lei.
I nonni sono orgogliosi dei nipoti, ma mai quanto i nipoti lo sono dei nonni.
Ci sono nonni che si svegliano all’alba al mattino per accompagnare a scuola i nipoti (e nipoti che si svegliano un’ora prima del solito perché quella è la giornata speciale in cui i nonni li accompagneranno a scuola).
Ci sono nonni che hanno mille acciacchi, ma per giocare con i nipoti si trasformano in contorsionisti del Cirque du Soleil.
Ci sono nonni che guardano solo il telegiornale, poi arrivano i nipoti e diventano fini conoscitori di Peppa Pig e Paw Patrol.
Ci sono nonni con mani grandi e callose e goffe, ma quando devono pettinare la nipotina le loro dita intrecciano i capelli che nemmeno Aldo Coppola.
Da qualche parte ho letto che i nonni sono genitori a cui è stata data una seconda possibilità, e mi è sembrata una frase bellissima. Non ho idea di che genitori fossero i miei nonni, ma ora sono nel mio ricordo come figure amorevoli.
Ora, prendete i vostri genitori.
Vi ricordate quando vi rincorrevano attorno al tavolo della cucina per darvele con la ciabatta in mano (sostituite a piacimento la ciabatta con: battipanni, giornale arrotolato, mestolo…). Ecco, quegli stessi genitori nelle vesti di nonni che fanno? Il nipote gli schiaccia un piede col trattore elettrico in scala 1:2? Sorridono estasiati. La nipote gli lancia un pennarello in un occhio? “Tesoro, non si fa”, cinguettano con voce soave. Tutto è concesso ai nipoti.
Voi gli chiedevate un robot a cui facevate gli occhi dolci da un pezzo? “Vedremo”, rispondevano. E in modalità nonni? Una bella mattina arriva un tir (con rimorchio) davanti a casa vostra e scarica in cortile una tonnellata di giocattoli, vuoi mai che ai nipotini adorati manchi qualcosa, che poi gli resta qualche trauma infantile.
Ci sono nonni che mangiano solo minestrina, poi arriva a pranzo il nipote e gli fanno trovare la qualunque, anche il salmone che sono andati a pescare in Norvegia con le loro stesse mani.
Ci sono nonni che hanno la seconda elementare ma la sera leggono libri ad alta voce ai nipotini, così si impara insieme.
Ci sono nonni induriti dalle cose della vita che quando abbracciano i nipoti si sciolgono in un sorriso senza difese.
Ci sono anche nonni che erano pessimi come genitori e non sono interessati a migliorare il loro curriculum aggiungendo la voce “nonno”, forse perché non hanno capito che nella vita le seconde possibilità sono cose rare e bisogna solo ringraziare e coglierle. E fanno un torto prima di tutto a se stessi.
Ci sono nonni che non escono mai di casa, ma se glielo chiede il nipote fanno tutto il Cammino di Santiago a piedi e ritorno. Saltellando. Su un piede solo.
Ci sono nonni che venerano la Settimana Enigmistica e guai a chi gliela tocca, poi arriva il nipote coi pennarelli superturbo e gliela lasciano dipingere dei colori dell’arcobaleno dal primo all’ultimo rebus.
Ci sono nonni ballerini di cha cha cha che imparano pazientemente da zero tutta la baby dance dei nipoti, e fanno anche il saggio di fine anno davanti alla famiglia e al vicinato al completo.
Ci sono nonni allergici alla tecnologia (se gli dici “internet” iniziano a starnutire!) che pur di parlare con i nipoti dall’altra parte del mondo si dotano di smartphone, portatile e imparano a fare le videochiamate su Skype, e li vedi sullo schermo che si avvicinano alla videocamera come se volessero attraversare tutta la distanza che li separa dai “loro” bambini.
I nonni “viziano” i nipoti perché non vogliono rischiare di andarsene con le tasche appesantite da pietre di amore non speso. Così lo spendono tutto, fino all’ultimo granello.
I bambini non mettono mai limiti alle cose belle. Per loro c’è sempre posto per un po’ di amore in più. I nonni lo sanno ed è lì che vanno ad abitare, in quello spazio delicato e prezioso fra il cuore e i ricordi.

2 thoughts on “Nonni”

  • Commovente, soprattutto il finale. Su una cosa non sono d’accordo: “i nonni sono genitori a cui è stata data una seconda possibilità”. Ecco, no. I nonni dovrebbero imparare a fare i nonni, proprio perché la loro possibilità (nel bene e nel male) se la sono giocata.
    Così come i genitori non dovrebbero (sempre a mio parere) fare gli amici dei figli. Forse sono troppo inquadrata, ma sulla confusione dei ruoli rimango intransigente.

    • Concordo, però (senza fare troppa confusione) penso anche che l’esperienza di essere nonni possa rappresentare la possibilità di migliorarsi rispetto agli errori commessi da genitori. Insomma, aprire il proprio cuore con ancor più spontaneità.

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