Pirati

Questa mattina, mentre Zoe, Michele e io viaggiavamo verso l’asilo, alla radio è esplosa “Hey ho, let’s go!” dei Ramones. Ho alzato il volume e Michele ha iniziato a muovere la testa a destra e a sinistra con aria soddisfatta. Zoe ha detto: “Mamma, questa la mettiamo nella c o l l a n a s o n o r a della nostra festa d’estate!” (mia figlia sta organizzando da circa un anno un mega party in giardino a cui ha intenzione di invitare ‘tutti’. Ma tutti chi?, direte. Che domanda: tutti! Perciò tenetevi pronti per l’evento del secolo, mi raccomando, e portate i succhi di frutta all’albicocca).

“…e mamma, facciamo ballare anche quelli che si vergognano, ok?”.
“Ok, amore”.
“Sai, mamma? Ho visto che, quando mi vergogno o ho paura di fare una cosa, se poi la faccio lo stesso… Mi diverto!”.
Mentre mi sorprendo a pensare che le conversazioni più illuminanti le ho molto spesso con una bambina di quattro anni e mezzo, mi chiedo quante occasioni grandi e piccole ho perso perché mi vergognavo o avevo paura di qualcosa.
“Io non so se ne sono capace. Mi insegni tu come si fa a non avere paura?”.
“Sì mamma, ti insegno io”, mi risponde mentre scendiamo dall’auto. “Vedrai che ti divertirai come una matta!”.
Camminiamo per mano verso la scuola sotto un sole primaverile tiepido di promesse, al ritmo dei piccolissimi passi di Michele. Una minuscola ciurma di compagni di avventure di cui io non sono che il mozzo: viaggio con due pirati buoni che conoscono i segreti della navigazione e sono disposta a seguirli ovunque decideranno di andare.

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