Il rosa, l’azzurro e gli stereotipi duri a morire

Il rosa, l’azzurro e gli stereotipi duri a morire

 

Non sfogliavo un catalogo di giochi per bambini dagli anni Novanta.
Qualche giorno fa, alla cassa di una grande catena di giocattoli (hanno negozi dalla Svizzera alla Sicilia, per intenderci sul termine “grande”), ho notato il listino di Natale e me lo sono portato a casa per riassaporare le sensazioni che provavo da bambina, quando, prima delle feste, andavo alla ricerca di un giocattolo da chiedere in dono. Il mio Babbo Natale faceva spesso e volentieri di testa sua, ma non ho mai dimenticato quanto mi divertisse, pagina dopo pagina, quella sfilata di balocchi.

Questa volta, il catalogo di giocattoli della grande catena ha avuto un effetto ben diverso su di me. “Diverso” perché siamo ormai nel 2018 (dopo Cristo, eh, non avanti!) ed è inaccettabile che ancora esista una divisione in giocattoli “da bambina” e “da bambino”.
Sei una bambina? Vola a pagina quarantasette dove è presente tutto ciò che può farti felice: bambolotti con la bua e il raffreddore, così da iniziare a coltivare per tempo il tuo spirito della crocerossina; bambole che mangiano spaghetti che finiscono nel pannolino (ma anche no, grazie); fatine, pony, barbie da truccare, casette per le bambole e abiti da sera, chihuahua da borsetta alla Paris Hilton, carrelli della spesa, friggitrici, aspirapolvere, lavatrici. Fine. Un orizzonte rosa e claustrofobico fatto solo di accudimento dei figli, pulizia della casa, aspirazioni a una vita che ruota attorno a make up impeccabili e abiti eleganti, bucati da stendere e ritrovamenti orripilanti nei pannolini dei figli.
Sei un bambino? Da pagina ottantanove troverai supereroi, tartarughe ninja, pompieri con camion e stazioni, guerre stellari, armi spaziali, soldatini, automobili per sfrecciare lontano, fighissime piste per gareggiare con le macchinine, attrezzi per fabbricare e riparare, trenini per viaggiare, droni da far volare. Per te, maschio, la fantasia vola oltre le quattro mura domestiche, verso avventure, ostacoli da superare, mezzi da aggiustare, voli spaziali, viaggi, indipendenza.
(Ci sono anche altre sezioni: giocattoli a prezzo speciale, prima infanzia, peluche, costruzioni, educational, videogiochi, giochi da giardino. Peccato che accanto a telescopi, mappamondi, costruzioni appaiano sempre bambini maschi, mentre le bambine sembrano apprezzare di più il disegno, il karaoke, la bigiotteria faidatè. Beh, che volete farci, si sa che le femmine non hanno una mente scientifica, no, poverine?).
Ecco, volevo dire a chi ha ideato questo catalogo di stereotipi e a chi lo ha approvato che i bambini e le bambine non sono così. O meglio, sono così, ma sono anche molto di più. I bambini sono il rosa, e l’azzurro, e tutti i colori dell’arcobaleno, e nessuno dovrebbe permettersi di appiccicare loro addosso un’etichetta di istruzioni: gioca con questo, gioca con quello. I bambini non hanno nessun bisogno che si dica loro con cosa e come giocare: costruiscono i propri orizzonti mischiando mattoncini, bambolotti, bolle di sapone, puzzle e macchinine, in barba a chi li vorrebbe banali e tristi e prevedibili, e coi vostri cataloghi ci fanno coriandoli, collage, palline per cerbottane. Perché loro sì che di fantasia ne hanno da vendere e si sanno divertire anche con un foglio di carta, un filo d’erba, una nuvola che corre nel cielo.
Vi sconvolgerà saperlo, ma non potete suggerire ai bambini cosa devono essere, perché loro sanno che possono essere tutto e il suo contrario. I maschietti possono giocare con cicciobello e passare l’aspirapolvere senza che per questo si verifichi l’armageddon, e le femmine possono essere vincitrici di gare automobilistiche, sbucciarsi le ginocchia senza invocare lo spirito salvifico di barbie.
Con la loro fantasia e il loro talento, bambine e bambini possono prendere il mondo e farlo diventare un posto migliore, e questo, mi dispiace per voi, implica il superamento degli stereotipi. Perciò vi consiglio di frequentare un po’ di più i bambini, quelli veri, intendo: vi basterà sedervi mezz’ora sulla panchina di un parco giochi per allargare i vostri miseri orizzonti e scoprire che quella che tentate di rifilarci non è che la muffa della muffa di un b-movie degli anni Cinquanta.
Allora, signori della pubblicità, che ne dite di dare una svecchiata ai neuroni e poi anche al vostro impolverato catalogo?
Fatelo non per i bambini, perché a loro di voi non importa un fico secco. Fatelo per voi stessi, perché chi nel 2018 ancora ragiona col rosa e l’azzurro può essere chiamato solo in un modo: ridicolo.
Buone feste, e che l’anno nuovo vi trovi un po’ più aggiornati.

6 thoughts on “Il rosa, l’azzurro e gli stereotipi duri a morire”

  • Difficile non concordare…anch’io quando sono andata a comprare i regali di Natale ho pensato…oh my god ma in che anno siamo????

  • Bellissimo post, e sono d’ accordo con te. La cosa triste è che si fa tanto chiasso su pubblicità Pandora&affini parlando di sessismo eccetera eccetera, però si tace in merito al sessismo molto più esplicito di cui scrivi tu, relativo al mondo dei bambini e per questo ancora più grave. Mia nipote ad esempio, 5 anni, gioca molto volentieri con macchinine e costruzioni, ma ama anche le bambole!

    • Grazie, Francesca!
      Io personalmente ho visto la pubblicità Pandora come un tentativo fiacco e malriuscito di prendere in giro lo stereotipo “donna-regina della casa”, e credo che non tutti abbiano capito.
      Pandora sarebbe comunque l’ultimo dei nostri problemi, proprio come dici tu, perché siamo circondate da luoghi comuni e chiusura mentale (e poca voglia di aprirsi al progresso!).

  • Vale se mi permetti questo l’ho condiviso, sei la mia scrittrice preferita! Ah, dimenticavo, per fortuna Anna Giulia gioca anche con l’amica cassetta degli attrezzi… non si sa mai che in casa possa servire un idraulico oltre che una brava massaia😜

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