Segreti

Bambina, ci sono segreti che non ti racconterò mai.
Non ti racconterò che l’arrivo di un figlio è una sorpresa che ribalta le esistenze e i piani dei genitori, per quanto si sentano preparati all’evento.
Non ti racconterò che i piani, in realtà, sono una ridicola illusione. Uno si convince di avere tutto sotto controllo, invece non ha capito niente. I piani sono fatti apposta per essere scompaginati ed è bello così, perché ogni volta che qualcosa non va come vorresti sei costretto a rallentare e cambiare passo.

Non ti dirò che le prime volte che ti tenevo in braccio piangevo più di tutti gli ospiti di Pomeriggio Cinque e C’è posta per te messi insieme perché mi sentivo un moscerino in preda a ogni possibile, immaginabile emozione dell’universo. Una piuma in balìa del vento. Ma quali piume e piume, una cavolo di matta, diciamolo. Ci vorrebbe un cartello sull’ingresso di casa: non aprite quella porta, dietro c’è la neomammina pronta a saltarvi alla gola se dite una sillaba sbagliata! Mannaggia agli ormoni.
Non ti dirò di quanto sia arduo starsi vicino quando si diventa genitori. Ogni cosa ruota attorno a quel robino rosa versione mignon appena arrivato: lo si ascolta, lo si guarda, lo si ama. Lo si impara. Ci si riempie cuore e narici di lui e del suo profumo e quel che resta è stanchezza e sopravvivenza, sembra non esserci spazio per nient’altro e forse in quel momento non c’è davvero.
Non ti dirò di quanto io fossi sfinita nelle notti in cui non mi facevi chiudere occhio e non mi sentivo più una persona, ma un animale. Un animale che voleva solo dormire e che a ogni risveglio inspirava ed espirava profondamente per resistere all’istinto di urlare e piangere. Avrei voluto fare come il mago Merlino, schizzare via, a razzo, verso Honolulu e ciao a tutti. Invece restavo, perché la magia era a dieci centimetri da me e mi chiamava con la sua piccola voce roca.
Non ti racconterò di quanto sia dura per una mamma essere costantemente sotto la lente d’ingrandimento di tuttologi esperti di puericultura, nutrizionisti della domenica, scienziati antiallattamento, integraliste della tetta a ogni costo, di estranei che si sentono in dovere di elargirti consigli non richiesti su come togliere a tua figlia il “vizio” delle coccole, criticone del “ma quanti chili hai perso?!?”, criticone del “ma quanti chili hai preso?!?”, competitivi del “mio figlio a due mesi sapeva fare le moltiplicazioni, come mai la tua non cammina ancora?”. Tutti bravissimi a chiacchierare a sproposito, mai uno che ti arrivi a casa all’improvviso per aiutarti a lavare i piatti o a rifare i letti, o a tenerti il pupo mentre ti fai una strameritata doccia.
Non ti dirò che le mamme hanno tutto il mondo sulle spalle. Di quel mondo sono la fiamma vitale anche se pochi sembrano accorgersene, a cominciare da loro stesse, finché uno sguardo di bimbo ricorda loro quanto siano importanti.
Non ti racconterò che molte mamme sviluppano una sensibilità esagerata e dolorosa verso ogni creatura, diventano una specie di cassa di risonanza di tutti i deboli del mondo. In confronto a loro, quel dilettante del Professor X degli X Men aveva la testa leggera come un palloncino.
Non ti dirò che fare figli è puro egoismo: misuro gli orizzonti e mi prende lo sconforto. Costringiamo i bambini a vivere in un luogo che definire ostile è poco. Vedo tutto lo schifo, ma vedo anche incredibili e inattesi lampi di bellezza, e sono loro a tracciare la rotta. Seguili, bambina. Segui la bellezza e in essa troverai conforto.
Non ti dirò che già ho la tremarella pensando alla tua adolescenza, perché ho paura che allora inizierai a scoprire e sbattermi in faccia tutti i miei difetti. Per questo da quando ci sei tu provo a superare i miei limiti un pezzettino alla volta, per non deluderti troppo quando sarai grande.
Non ti dirò che spesso una mamma inizia le giornate come la versione 2.0 di Maria Montessori con una sfumatura di Heidi, poi inciampa nella realtà e si trasforma nella strega Malefica con la simpatia da ciclo.
Non ti dirò che la sera, quando ti guardo dormire, piango sui miei sbagli e mi sento una cattiva madre.
Non ti dirò delle tonnellate di sensi di colpa che le mamme mangiano spalmati sul pane a colazione, e che poi restano ad aleggiare sulle loro teste in un groviglio di dubbi come la nuvoletta di Fantozzi.
Non ti dirò che quando siamo in un luogo affollato ho sempre paura di perderti. Non te lo dirò perché non ho il diritto di graffiare la tua benedetta spensieratezza.
Non ti racconterò che la notte a volte non riesco a dormire perché continuo a chiedermi se starai bene, se starò bene io, se saremo fortunate e felici e per quanto tempo.
Non ti racconterò che i bambini infelici possono diventare genitori che ce la mettono tutta. Tu sei una bambina felice, o almeno spero sia così, e questo per me azzera tutti i conti.
Non ti racconterò che l’amore non basta, ma è tutto quel che abbiamo.
Ci sono tanti modi per essere madre: hanno tutti un comun denominatore che è il ‘prendersi cura’. Ti auguro, amore mio, di prenderti cura prima di te stessa, poi di qualcun altro, perché solo così si esce da se stessi. Crescere vuol dire sbatterci il muso e continuare a provare. Sbagliare meglio.
Non è necessario dirsi tutto, ma sentirsi liberi di dirsi tutto, quello sì che è importante: non ti racconterò mai questi segreti, ma te li scrivo qui perché tu possa leggerli, se vorrai, quando sarai grande.
Lo vedi?, letti uno dietro l’altro formano una strana lettera d’amore che finisce così: fortuna che sei arrivata, bimba mia.
Grazie della sorpresa.

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