Sorprese

“Mamma, ho promesso ai miei amichetti di portargli i tuoi biscotti, domani”, mi ha detto Zoe oggi di ritorno dall’asilo.
Così, per tenere fede all’impegno preso da mia figlia con lodevole generosità sua e un rassegnato Ooommm mio, in un pomeriggio di pioggia battente e cielo cupo ci siamo messi al lavoro in cucina.

Io pesavo gli ingredienti, Zoe mescolava, Michele maltrattava con grande soddisfazione una pallina di acqua e farina. Poi abbiamo impastato, i bimbi hanno riso di quelle loro risate di gola che sembrano cascate di sassolini di fiume perché la farina volava dappertutto facendo starnutire il gatto Poldo.
Abbiamo annusato il profumo di burro e zucchero sulle mani e, mentre madame pasta frolla riposava nel frigorifero, siamo andati in salotto a giocare, che a casa nostra equivale a “trenta secondi e sembrerà che sia passato un uragano” (modalità mamma rassegnata e quasi zen: on).
Quando la frolla è diventata bella soda l’abbiamo stesa col matterello. Michele cercava con noncuranza di trafugare pezzettini di impasto per assaggiarli, Zoe ritagliava fiori con le formine.
“Che bella sopresa, domani, per i tuoi amici”, le ho detto. Fatal
error, ho visto lampeggiare in rosso davanti a me.
“No mamma, è anche per me la sorpresa”.
“Sì, ma tu sei quella che la sopresa la fa, non che la riceve”, le ho spiegato. A quel punto è esploso il dramma.
“Ma uffaaa, anche io voglio m a n g i a r e la sorpresa! Non voglio solo farla agli altri”. Per farvela breve, Zoe credeva che solo i suoi amici avrebbero mangiato i biscotti e che lei (che quando dio distribuiva la golosità era già in fila per la golosità al quadrato) sarebbe dovuta restare a guardarli.
“Amore, ricevere una sorpresa vuol dire essere stupiti da una cosa bella che qualcuno decide di regalarti”, le ho detto, “ma certo che li mangerai anche tu. Però, mentre tu sai cosa regalerai, per gli altri bimbi sarà una sorpresa perché non hanno idea di che aspetto avranno i tuoi biscotti. Intendevo questo. Capito, adesso?”. Ci ha pensato un po’ su, restando in un silenzio imbronciato a dare calcetti al tavolo, in bilico come una equilibrista fra la voglia di sorridere e quella di fare l’offesa. Poi ha vinto la leggerezza e lei mi ha detto “Sì, mamma, ho capito. Allora le sorprese mi piacciono. Però solo se le mangio anche io”.
Più tardi, quando finalmente (si può dire finalmente o rischio di
passare per una mamma degenere?) i bimbi si sono addormentati, mi sono strappata alla micidiale combo divano-serie tv che mi faceva l’occhiolino e sono tornata in cucina. Ho sciolto il cioccolato fondente, ci ho spennellato i biscotti. Poi, mentre completavo il capolavoro con una manciata di minuscoli confetti colorati, pensavo che il bello di questa sorpresa non sarà il sorriso di Zoe domattina, e nemmeno il “Uau, mamma!” che mi dirà. Il bello è adoperarsi per far felice qualcuno che lo merita, e caspita, lei lo merita eccome. Il bello è essere in cucina a fare brutti dolcetti a mezzanotte, alla faccia delle occhiaie, per una persona speciale. Il bello è averla, una persona speciale, o almeno sognarla. Una che resti sempre impigliata fra i pensieri e che ci faccia venire voglia di provare ad essere migliori.
(E pazienza se ci siamo accorte troppo tardi che domani è sabato, che all’asilo non si va e che toccherà a noi assaggiare tutti quei biscotti. Del resto, prima di regalarli bisognerà pur testarli! Prevedo un fine settimana dolcissimo e a rischio indigestione).

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