Sorprese

Illustrazione di Pascal Campion

Sono una mamma*.
La mia vita non è come la immaginavo.
Non mi sarebbe bastata la fantasia per sognare tutto quello che sto vivendo.
Non immaginavo che, nel periodo in cui più la maltrattavo, la vita mi sarebbe esplosa in mano come al gioco della pentolaccia, facendomi fare un salto alto così e piovere in testa caramelle colorate.
La mia vita non è come la immaginavo e niente è andato come progettavo. Io la colpivo con un bastone e lei mi ha buttato addosso dei doni. Piccoli doni, all’inizio, che ho tenuto stretti, e che ora sono ciò che per me più conta.
Quando meno mi fidavo di lei, la vita mi ha regalato non un amore, ma tre. Un amore grande, che ho avuto la sensazione di conoscere da sempre. E siccome alla vita piace sorprendere, quasi subito ci ha regalato anche un amore piccolo. Minuscolo, coi capelli neri e gli occhi allungati, la pelle trasparente, la vocetta roca di chi reclama il suo posto nel mondo. E poi ne è arrivato uno biondo e magretto, con le ciglia lunghe e il faccino buffo da adulto che la sa lunga.
Sono nata mamma due volte e ho capito cosa significhi davvero “per sempre”. Oh, sì, c’era un “prima” e c’è un “adesso”, e allora? Non tornerei mai indietro, nemmeno quando (molto spesso, accidenti!) mi sento il direttore imbranato di una orchestra anarchica e spaccatimpani.
Non immaginavo tanta stanchezza, eppure di notte mi sveglio e vado a controllare che i miei figli dormano bene. Do loro un bacio leggero, sposto una ciocca di capelli dal viso, sistemo le lenzuola.
Non immaginavo tanto disordine, eppure, quando si fa sera e viene la quiete, tengo con me sul divano un giocattolo, uno qualsiasi, a farmi compagnia.
Non immaginavo che gli equilibri di una famiglia si creassero e distruggessero in continuazione, così ho imparato a camminare sul filo delle emozioni. Ho imparato a costruire e ricostruire.
Non immaginavo che in un bambino così piccolo potesse starci tanta cacca, eppure se ripenso ai primi mesi avverto la nostalgia perfino dei pannolini radioattivi.
Non immaginavo quanto fosse bello fuggire per un week end noi due soli, né quanto fosse ancor più bello tornare a casa dai nostri bambini.
Ho detto arrivederci ai viaggi dall’altra parte del mondo, adesso facciamo spostamenti più brevi, a prova di bambino-isterico-da-viaggio-in-auto. O viaggi quotidiani sulla galassia Fantasia, a casa dei tre orsetti, o a casa del lupo vanitoso, o della regina dei baci. Per i viaggi immaginari abbiamo valigie piccolissime, due cose buttate dentro e anche un po’ sgualcite, tanto lo sanno che odio stirare, e si va.
Non ho rimpianti, nemmeno quello della leggerezza con cui affrontavo i giorni “prima”. Perché era la leggerezza di una foglia al vento, mentre oggi cerco di essere una quercia che faccia ombra. Che dia sicurezza. Una a cui appoggiarsi, o da abbracciare. Lo devo ai miei figli. Devo loro un rifugio sicuro, due braccia aperte, accoglienti, cascasse il mondo, io ci sarò sempre.
Non rimpiango le notti folli, e non le rimpiango non solo perché oggi stramazzerei al suolo a mezzanotte dopo uno shottino e due giri di pista. Non le rimpiango perché queste sono molto più folli: figli sonnambuli, dentini che spuntano, abbracci a sorpresa nel lettone. Dico, non c’è paragone.
Non rimpiango il lusso dell’ozio perché oggi ringrazio tutti i santi anche per due minuti a far pipì in santa pace: altro che lusso, questi son miracoli, signori.
Non rimpiango la “libertà”. Perché io questo presente lo avevo già nel cuore e, anche se non lo sapevo, non facevo che camminargli incontro. Forse la vera libertà è volere quello che si ha, e anche se ci sono giorni in cui immagino di strisciare lungo i muri come una ninja e darmi alla macchia, non mi sento prigioniera.
Mi sento fortunata, di una fortuna che devo meritare attimo dopo attimo.
Sono una mamma e dopo anni di pratica credo di aver fatto pace col senso di inadeguatezza, ma solo perché ho capito che ogni genitore ha il suo stile e non serve a niente giudicare, serve di più una mano tesa. Sui sensi di colpa, invece, sto ancora lavorando, ma conto prima o poi di fare amicizia anche con loro.
Sono una mamma e la mia vita non è come la immaginavo: è infinitamente più incasinata e infinitamente migliore.

*La parola “mamma” può essere sostituita con “papà”.

(Questo è anche un po’ per F., che oggi mi ha resa felice e sarà una mamma meravigliosa).

 

 

 

 

 

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