Teniamoceli stretti

(Questo è un post sulla sicurezza dei bimbi in auto. È lungo. Lungo e noioso. Ma non sono riuscita a non scriverlo. Portate pazienza).
Quella che mi è corsa incontro nel corridoio della scuola materna l’altro pomeriggio non era la Zoe di tutti i giorni, ma una gattina tigrata, con le sopracciglia dipinte di nero, il musetto bianco e un bel paio di fantastici baffi. A Carnevale ogni scherzo vale: la mattina accompagni una bimba di quattro anni all’asilo e al pomeriggio ti restituiscono una piratessa, una tigre, un supereoe.

In cortile, la gattina salutava tutti i bimbi che le passavano accanto per essere certa che a nessuno sfuggisse quella incredibile trasformazione. “Mamma, ho imparato tutto. Quando arriviamo a casa ti trucco io!” e mentre mi preparavo psicologicamente a fare da cavia agli esperimenti della piccola Diega Dalla Palma siamo arrivate all’auto.
La nostra impolveratissima Opel, però, era chiusa a panino fra altre due. Bloccata. Abbiamo deciso di chiamarlo “il parcheggio Lego”, l’incastro perfetto e micidiale. Nemmeno Houdini sarebbe riuscito a sgusciare fuori da quella trappola automobilistica, così Zoe e io abbiamo aspettato. Quasi subito è arrivata, coi suoi due figli, la mamma che mi aveva parcheggiato davanti. La bimba avrà avuto sui quattro anni e il fratellino uno in più. Zoe, che è soprannominata “la suocerina” perché non le sfugge niente e sa tutto di tutti, la conosceva. Mi ha detto “Oh, guarda, la mamma di E. e G.”.
La mamma di E. e G. ha aperto la portiera e dall’interno dell’auto è esplosa Human, di Rag’n’Bone Man. Sculettando a ritmo ha fatto infilare i bimbi sul sedile posteriore, senza legarli. Si è seduta al posto di guida, ha sistemato lo specchietto retrovisore per potersi vedere bene, ha tirato fuori il lucidalabbra e si è rifatta il trucco. Si è messa la cintura di sicurezza. Lei. E poi ha ingranato la prima ed è ripartita.
Ci avrà impiegato un minuto a truccarsi. Sessanta secondi che avrebbe potuto usare per mettere le cinture di sicurezza ai suoi figli. Sessanta secondi cosa sono? Niente. Ma anche fossero stati due minuti, o tre, o dieci – perché a volte i seggiolini decidono di scioperare e ti fanno impazzire, non riesci a chiudere le cinture ed elenchi mentalmente tutte le parolacce che sai in ordine alfabetico e ritorno – che importa? I bambini devono viaggiare in sicurezza.
Oppure no. Lucidalabbra batte bambini uno a zero.
La mamma di E. e G. è solo una dei tanti che chiunque di voi avrà incontrato fuori da scuola. Ci sono nonni che fanno sedere le nipotine sul sedile davanti e via che si va. Papà con un numero imprecisato di figli piccoli che li lasciano sparpagliare in auto come fossero sul divano di casa e partono verso nuove, fantastiche avventure.
Ma davvero ce ne frega così poco della sicurezza dei nostri figli?
Che noi durante l’infanzia non siamo mai stati legati in auto e siamo ancora vivi non significa un bel niente. E’ come dire “Ho sempre giocato alla roulette russa e mi è andata bene”. Oggi gli standard di sicurezza sono cambiati, e per fortuna. Ho recuperato un po’ di dati, facciamo un ripassino insieme?
Il seggiolino riduce dell’80 per cento le possibilità di danni in caso di incidente.
Il trauma cranico è la causa principale di morte e lesioni permanenti nei bambini.
Il 40 per cento degli incidenti mortali si verifica su un percorso inferiore ai 3 chilometri.
Tradotto: anche se abitate a Lilliput e arriverete a destinazione nel tempo di uno starnuto, dovete legare al seggiolino i vostri bambini. E sì, quello che impiegherete per chiudergli le cinture sarà tempo ben speso.
Un impatto a 56 chilometri orari impedirebbe perfino all’incredibile Hulk di trattenere un bambino fra le proprie braccia verdebottiglia, con gravissime conseguenze. (Basta cercare su Youtube “Crash test seggiolini” per farsi un’idea di cosa può succedere. Non serve toccare ferro, serve usare i seggiolini).
Cara mamma di E. e G., io sono per la solidarietà fra genitori, per il fare rete, per la non-polemica e l’aiuto reciproco. Ma sono anche per il dirsi senza ipocrisie “Stai facendo una idiozia”. Io vorrei sentirmelo dire, ogni volta che ne faccio una. E quindi, scusami, lo dirò a te: stai facendo una minchiata. Forse a volte, proprio come me, vorresti legarli – e imbavagliarli, dai, diciamolo! – come salami perché ti fanno ammattire. Ti capisco, oh se ti capisco! Invece, te ne prego, legali in auto perché possano continuare a farti impazzire quando sarete a casa insieme. No, cara collega, non è vero che la faccio semplice perché i miei non piangono quando devono stare sul seggiolino. Il piccolo emette certi acuti che mi aspetto di veder arrivare Carlo Conti a ingaggiarlo per Sanremo gggiovani. Chiedi al traumatizzato padre dei miei figli quante centinaia di chilometri abbiamo macinato, ridendo per non piangere, con a bordo prima uno, poi due piccoli Gremlins inferociti e paonazzi che tentavano in ogni modo di divincolarsi.
Ma non è che basti un adesivo con su scritto “Dolcy pupy a bordo” a proteggere i bambini da ogni pericolo e mentre noi guidiamo loro scorrazzano dentro l’auto come biglie nel flipper.
Bimbi, bisogna stare seduti e legati. Ma io non voglio. E invece stai lì. Ma perché? Perché sono la tua mamma e tengo a te. Sono la mamma e decido io. In auto dovrebbe vigere la dittatura genitoriale, non l’anarchia del lucidalabbra.
Lo scrivo come chi è ancora qui a rompere le scatole grazie a una cintura di sicurezza: leghiamoli, questi bimbi. Teniamoceli stretti.
Mentre la mamma di E. e G. ci liberava finalmente dalla micidiale trappola, Zoe (ricordate la storia della suocerina di cui sopra?) mi ha chiesto: “Ma perché quella mamma non ha legato i suoi bimbi?”. Ci ho pensato un po’ su ma non sapevo cosa risponderle. Allora le ho detto “Non lo so. Bisognerebbe chiederlo a lei”. Ora, temo di aver fatto un danno. Perché la prossima volta che incontreremo quella signora, Zoe vorrà che io l’accompagni da lei per metterla di fronte alla spinosa questione. E quella mamma, che a occhio e croce era dieci chili e dieci centimetri più grande di me, potrebbe anche irritarsi per la nostra intrusione nei fatti suoi e decidere che ha voglia di un po’ di wrestling femminile davanti a scuola. Oppure no: Zoe potrebbe farle la domanda e sentirsi una bambina grande, e quella mamma sentirsi improvvisamente piccola piccola.
Teniamoceli stretti, questi benedetti bambini.

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