Ti aspetto fuori

Oggi ho avuto la malaugurata idea di andare a prendere Zoe in orario all’uscita dalla materna (di solito arrivo negli ultimi cinque minuti utili, è un ottimo stratagemma per non socializzare troppo).
Alle dodici e ventinove il fratellino Michele e io stazionavamo sugli scalini della scuola, guardando le nuvole e ripetendo (lui) “Caccacaccacaccacacca” (oh, quando chiama, chiama).
Alle dodici e trenta si è scatenato l’inferno:
dal nulla si è creata una coda degna dei fanatici degli iPhone, lunga almeno dalla scuola alla luna. O meglio, non era una vera e propria coda, semmai una sorta di piramide umana di mamme, nonne, papà ammassati nell’atrio.
Nell’aria era palpabile un fremito, come di tanti velocisti ai blocchi di partenza in attesa dello sparo. Più che un fremito, un’ansia degna del pre-apertura-cancelli di un megaconcerto, con le maestre barricate nei camerini a darsi la carica prima dello show.
Ci sarà una pesca della scuola di cui non sapevo nulla con baby-sitter per un anno come primo premio?, mi sono chiesta.
O psicologo per i genitori con stress post-traumatico da vacanze estive coi figli?
O -yuppi!- liposuzione gratis per tutte?
Ma no, erano solo mamme parecchio agguerrite in attesa dell’uscita dei pargoli.
Ma tesore, mica stiamo giocando a rubabandiera, con la bidella che chiama: “Numeriiii… Quattro!” e voi vi scapiccollate ad acchiappare i bimbi e chi arriva primo se li tiene. Che poi, diciamolo, chi li vuole i figli degli altri? Abbiamo già le nostre belle grane coi legittimi discendenti.
Le più pericolose sono le mamme: le vedi fare riscaldamento già sul cancello come rugbiste per placcare tutte quelle che cercheranno di superarle.
Poi vengono le nonne, che a casa hanno già pronta la merenda: sedici merendine, un chilo di gelato, due panini al prosciutto per le creature in crescita, seguite a ruota dai nonni (“Guglielmo, vedi di acchiappare subito la nostra nipotina che sennò il torneo interprovinciale di bocce te lo scordi, eh!”). Infine, i papà, che guardano il soffitto o lo smartphone con aria sognante, forse anche un po’ in soggezione di fronte a quello squadrone della morte di mamme pronte a tutto: a volte i figli gli sfrecciano sotto il naso e nemmeno se ne accorgono.
Insomma, prima e ultima volta che arrivo così presto all’uscita della materna: c’era una tale elettricità mammesca che mancava solo una testa d’ariete e qualcuna che gridasse “Al mio tre sfondiamo le porteee!”.
State tranquille, colleghe. I pargoli verranno restituiti ai legittimi genitori, dal primo all’ultimo, con grande giuoia e gaudio del personale scolastico tutto, non c’è bisogno di spingere.
Però rilassatevi, davvero, perché se questo è l’inizio, non oso immaginare quello che combinerete a fine anno: potreste distribuire agitazione a tutti e sette i miliardi di abitanti della Terra e ne avanzerebbe anche per i marziani.
Peace & love, vostra (ma per piacere, scansateve un po’ più in là)
Mammaturchina

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