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Sto scoprendo con una certa tremarella che i quattro anni sono la fase degli amici immaginari, dei cambi di identità e delle trasformazioni. Zoe ha tre amici immaginari che chiama "i miei fratelli", Giulio, Japoco (con le sillabe rigorosamente in quest'ordine) e Raffi; un giorno sì e uno no mi comunica come vuole essere chiamata, (generalmente sceglie i nomi dei suoi personaggi preferiti, ma guai a chiamarla col suo nome anagrafico); sperimenta le varie identità, le indossa e le toglie come fossero abiti di scena, alla ricerca della sua. Guardarla è tanto spiazzante quanto divertente: la sera lasci nel lettino tua figlia addormentata e la mattina dopo fai colazione con Wendy di Peter Pan, o se va male con Reagan de L'esorcista che sbafa biscotti appesa al soffitto.

[Questo post è apparso sulla mia pagina Facebook qualche settimana fa. Ve lo ripropongo perché mi fa piacere raccontare anche qui della mia amica Bea. Se vi andrà di condividere le vostre storie d'amore con i vostri amici animali ne sarò felice]. Ieri ho accompagnato una mia vecchia amica al suo ultimo appuntamento. Era un’anziana signora. Noi pensavamo che fosse solo un po’ malandata, invece la dottoressa ci ha detto che era molto malata. Troppo. Mentre meditavamo su come comportarci le grattavamo le orecchie (a lei piaceva tanto) e le accarezzavamo il nasone di velluto. Quando siamo riusciti a prendere una decisione lei ha fatto una micidiale puzzetta di assenso, che era anche un po’ un saluto affettuoso rivolto a noi, ed è riuscita a farci ridere anche se ci veniva da piangere.

Zoe guarda una mia foto. "Mamma, come sei bella!". "Oh, grazie, amore". Quasi commossa, mi abbasso e le do un bacio. "No, ma io dicevo in foto". A.A.A. Mamma cessa (ma fotogenica) offresi a tempo indeterminato per bambini diplomatici. A voi è capitato di illudervi

Qualche pomeriggio fa Zoe e io siamo andate a pattinare sul ghiaccio. Per lei era la prima volta e non sapeva bene cosa aspettarsi, così si è infilata gli stivaletti e tenendomi per mano ha fiduciosamente messo piede sulla pista. Ora, la prima esclamazione che sgorga dal cuore quando, per la prima volta, si tenta di stare in piedi su una lastra di ghiaccio è all’incirca “Ma checc@**o…?!? Ma porc@*#**@!!!”. La sensazione è quella di avere due macigni al posto dei piedi e che le gambe non ci appartengano più, perché se ne vanno dove pare a loro come le palline di un flipper. Solo che, attaccati, ci siamo noi. Riassumendo: è i l p a n i c o.

papera

Qualche pomeriggio fa Zoe è tornata dall’asilo con una faccia strana. Non mi è corsa incontro come fa sempre e non mi ha regalato nemmeno mezzo sorriso. Le si leggeva negli occhi che qualcosa non andava.

“Cosa c’è, amore?”. “…”. “Sei arrabbiata?”. “No”. “Hai litigato con qualcuno?”. A quel punto ho la sua vocina spezzata mi ha risposto: “…l’Angelica mi ha dato la papera in testaaa!” e giù a piangere.

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