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[caption id="attachment_888" align="aligncenter" width="300"] Illustrazione di Nathalie Jomard[/caption]   Durante la gravidanza c’è un luogo selvaggio e periglioso che le future mamme sono costrette a frequentare: il temibile centro prelievi. Una volta al mese, come sorge il sole, una gravida si sveglia e sa che dovrà recarsi al centro prelievi. Una volta al mese, come sorge il sole, una gravida si sveglia e sa che dovrà sgomitare come e più degli altri o a furia di farsi passare tutti davanti partorirà in fila al centro prelievi. Una mattina al mese, come sorge il sole, non importa che tu sia gravida o no, l’importante è che cominci a correre, perché nessuno, ma proprio nessuno, avrà pietà di te, baby.

[caption id="attachment_881" align="aligncenter" width="500"] Illustrazione di Norman Rockwell[/caption] Quando ero piccola, la festa più emozionante di tutte era per me il Natale. Aspettavo con impazienza la cena della vigilia con tutti i parenti, un vestito di velluto che mi faceva sentire come la protagonista di uno dei miei libri preferiti, quel "fare tardi" (che poi erano al massimo le undici di sera) per lo scambio dei regali, il film Disney alla Rai, il pesce gratinato della nonna, i "chissà se nevicherà". Ma sopra ogni cosa, quando tutto era finito e sulla tavola restavano solo bucce di mandarino e carta da regalo stropicciata, non vedevo l'ora di tornare a casa per preparare una tazza di latte, dei biscotti e una carota (chiedo perdono alle renne che per anni hanno dovuto contendersi l'unica carota che i miei fratelli e io lasciavamo loro), infilarmi nel letto e addormentarmi alla velocità della luce: prima mi fossi addormentata, prima sarebbe arrivato lui, Babbo Natale, l'omone vestito di rosso. Credo di essermi sempre detta: "Beh, forse non sono stata buonissima, ma Babbo Natale mi vuole bene, mi conosce, lui non lascia mica i bambini senza un regalo".

[caption id="attachment_877" align="aligncenter" width="680"] Foto dal web[/caption] Ore 21. Sei nella stanza dei tuoi figli, li hai appena stesi al tappeto a suon di fiabe lette con voce suadente e russano come Peppa e George. Li osservi amorevole nella luce soffusa, accarezzi loro i capelli, fai per alzarti dalla sedia quando dalle parti del tuo ginocchio si ode un CROC: se qualcuno improvvisasse un concerto di house music nel tuo giardino i figli continuerebbero a dormire beati, invece basta un minuscolo lamento della tua rotula e quei due balzano a sedere come se gli avessi suonato un gong all'orecchio.

Saltare è uno dei giochi preferiti di Michele. Non ha ancora imparato come staccarsi da terra ma si impegna molto e sembra felice dei risultati: ti avvisa con un "Sàttooo!", si esibisce nel gesto atletico, gli occhiali balzano sul nasino, poi lui fa un sorriso grande così, fra l'orgoglioso e l'"Hai visto che roba, mamma?". Impossibile non sorridere a mia volta, ho davanti un ometto di nemmeno un metro che tenta l'impresa della vita. Di questo morso di vita: al secondo figlio ho ormai imparato che domani Michele potrebbe non saltare più perché ha deciso che gli interessa rotolarsi, nascondersi o fare i puzzle. Per questo è importante guardare i nostri bambini, per non perdere quell'attimo che non tornerà mai più.

La mamma con due triliardi di follower su Instagram si sveglia al mattino nella sua camera da letto immacolata, con fiori tropicali freschi sul comodino e scendiletto di crine di unicorno. Mentre si stiracchia sul materasso in lattice biologico-antiacaro-antirughe-antipovery, schiocca le dita e da sotto il letto spunta una make up artist che la trasforma in gnocca spaziale prima ancora di bere il caffè. Poi si scatta il primo selfie con la bocca a culo di gallina, le ciglia finte e addosso non un pigiama, ma pantaloncini inguinali anche a gennaio e quella sua maglietta fina. La mamma con due triliardi di impegni sull'agenda si sveglia al mattino nella sua camera da letto incasinata, con macchina per l'aerosol sul comodino e scendiletto fatto di calzini spaiati. Ha i capelli che sembra uscita da un tornado e gli occhi gonfi di sonno. Mentre maledice la cervicale e tenta di uscire dallo stato comatoso in cui si trova fa uno sbadiglio e da sotto il letto spuntano due-tre figli che le saltano addosso per infliggerle la tortura del solletico. Poi si trascina giù dal letto con addosso il suo pigiama preferito, quello di flanella con i maialini.

[caption id="attachment_862" align="aligncenter" width="400"] Illustrazione di Nathalie Jomard[/caption]   Essere mamma significa anche essere bipolari. Magari ti svegli una bella mattina felice e grata come quella scema di Pollyanna per essere riuscita a dormire ben quattro ore filate, scendi dal letto con una piroetta e cinguettando, vai a svegliare la primogenita e bam!, bastano dieci secondi di isterismi spaziali e ti trasformi nella gemella malefica di Crudelia De Mon.

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