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A un anno e tre mesi, mio figlio non cammina, non parla e a tavola è svogliato che pare Maria Antonietta.
Ha la proprietà di linguaggio di un bonobo e non ci pensa proprio a stare in piedi. Preferisce gattonare alla velocità della luce e per dire “Sì” dice “Eh”, manco fosse figlio di Vasco.

Io non mi preoccupo perché so che ognuno ha i suoi tempi e le sue specialità (e poi, si sa che i maschi sono un mix di pigrizia e paraculaggine, no?).
Michele ad esempio è bravissimo nell‘arrampicata sulle scale, suona lo xilofono da virtuoso spaccatimpani e soprattutto è imbattibile negli abbracci.
Ti getta le braccina al collo e appoggia la testa nell’incavo fra la clavicola e la mascella. E tu ti senti in pace, e grata, e completa (avete presente Platone?).
Noi mettiamo al mondo i figli una volta sola, i bimbi invece ci mettono al mondo ogni volta che posiamo lo sguardo su di loro.

Sono Valentina, mamma di città felicemente trasferita in campagna. Anello mancante tra la Fata Turchina e Maga Magò, provo a fare magie insieme ai miei aiutanti Zoe (detta Uga Paciuga) e Michele (aka Gigio). Infeltritrice professionista di maglioncini di lana, cioccolatomane, smemorata, collezionista di aria di mare, fotografie e libri. Sempre alla ricerca dei calzini spaiati ma soprattutto della bellezza nelle piccole cose.

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