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  Quando avevi tre anni mi hai detto "Mamma, voglio fare le foto", e io ti ho messo in mano una vecchia macchinetta di quelle compatte. Tu ti sei legata il cordino al polso, per non farla cadere, e da quel

Mi ricordo, papà, un pomeriggio di sole. Io piccino così, tu di poche parole. Mi ricordo, papà, la tua presa sicura. Io, con te lì a tenermi, non avevo paura. Allo specchio due volti, io ti stavo a guardare per capire se in fondo mi

[caption id="attachment_911" align="aligncenter" width="255"] Ilustrazione dal web[/caption] Sono una cattiva mamma perché detesto i Super Pigiamini e, quando i miei figli e io li guardiamo insieme, sbadiglio spalancando la bocca come un ippopotamo africano. Sono una cattiva mamma perché la sera, dopo cena, fingo di immolarmi per sparecchiare e lavare i piatti, ma in realtà lo faccio per starmene sola per un beato quarto d'ora a sculettare ascoltando musica. Sono una cattiva mamma perché alla decima volta che mia figlia mi tira giù dal letto di notte vorrei solo teletrasportare lei o me in Australia. Più lei che me. Sono una cattiva mamma perché predico bene sull'importanza delle verdure e poi, quando i figli non mi vedono, rubo il loro gelato dal freezer.

[caption id="attachment_881" align="aligncenter" width="500"] Illustrazione di Norman Rockwell[/caption] Quando ero piccola, la festa più emozionante di tutte era per me il Natale. Aspettavo con impazienza la cena della vigilia con tutti i parenti, un vestito di velluto che mi faceva sentire come la protagonista di uno dei miei libri preferiti, quel "fare tardi" (che poi erano al massimo le undici di sera) per lo scambio dei regali, il film Disney alla Rai, il pesce gratinato della nonna, i "chissà se nevicherà". Ma sopra ogni cosa, quando tutto era finito e sulla tavola restavano solo bucce di mandarino e carta da regalo stropicciata, non vedevo l'ora di tornare a casa per preparare una tazza di latte, dei biscotti e una carota (chiedo perdono alle renne che per anni hanno dovuto contendersi l'unica carota che i miei fratelli e io lasciavamo loro), infilarmi nel letto e addormentarmi alla velocità della luce: prima mi fossi addormentata, prima sarebbe arrivato lui, Babbo Natale, l'omone vestito di rosso. Credo di essermi sempre detta: "Beh, forse non sono stata buonissima, ma Babbo Natale mi vuole bene, mi conosce, lui non lascia mica i bambini senza un regalo".

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