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Siamo in spiaggia. Zoe, stufa di farsi distruggere i castelli di sabbia dal fratellino, si guarda attorno un po' annoiata, quando ecco, all'orizzonte appare lui: un bambino della sua età. Le va incontro, sì, ha scelto proprio lei fra tutti i bambini del bagno R. Le si presenta: si chiama Lorenzo. Le chiede di giocare insieme. Insomma, la perfezione: gentile, educato, fa tutto lui.

"Mamma, sai che quando inseguo Tommi, Raffi e Giulio per baciarli loro non vogliono? Quando gli chiedo di giocare ad acchiapparella-baci, scappano velocissimi!". "Secondo te, come mai?". "Perché ai maschi fa schifo il rossetto!". "Ah! E tu quando giochi con gli altri bimbi

Ed eccolo qui, il vostro secondo, minuscolo amore venuto a conoscere il mondo. Non ricordavate che i neonati fossero così piccoli e leggeri. Avevate dimenticato quella pelle trasparente e quasi aliena, la vocina roca e disperata che chiede di voi, la boccuccia che cerca subito il vostro seno e uhssignore, avevate completamente rimosso i crampi all'utero. Durante la notte, aspettate che l'infermiera vi porti quello sballo di Tachipirinamille con la stessa faccia rilassata che aveva Ewan McGregor in Trainspotting.

C'è una cosa che quei furbacchioni del Fertility Day vi tengono accuratamente nascosta, ed è questa. Se dopo il primo figlio vi sentite mamme fighissime, se pensate "Tzé, bazzecole! Per me, una passeggiata di salute" e per fare le splendide vi esibite pure nel salto della staccionata alla olio Cuore, state calme e state buone. Aspettate di fare il secondo, carine.

Sera. "Addormenti tu i bimbi?", ti dice lui, "alla cucina ci penso io". Come rispondere di no a uno che si offre di immolarsi sistemando i piatti? In una frazione di secondo gli spari un "Sì" a trentadue denti manco ti stesse offrendo un paio di Louboutin. Quarantacinque secondi e sei già nel lettone a leggere un libro ai pargoli nel tentativo di stenderli. See, ti piacerebbe. La grande ti interrompe a ogni parola (qualcosa avrà pur preso da tua madre e tua suocera) e il piccolo tenta di staccare a morsi le guance alla sorella. Ordinaria amministrazione, la lotta libera fratricida is the new black.

Questa mattina, attraversando un paesino che non conoscevamo (siamo in vacanza) ci siamo trovati di fronte un panorama talmente bello da costringerci a fermare l’auto. I bimbi dormivano, il loro papà ha approfittato della sosta per rispondere a qualche mail di lavoro. Sono scesa dalla macchina e mi sono avvicinata a una chiesetta minuscola e bianchissima, a due passi dal mare. Nel parchetto lì di fronte giocavano una mamma, il suo bimbo (avrà avuto poco più di due anni) e i loro due cagnetti, di quelli minuscoli e iperattivi. Che carini tutti insieme, ho pensato guardandoli.

Crescere un figlio è un po' come essere l'ultimo portatore della fiaccola olimpica. Tu corri, corri e guardi con orgoglio la tua bellissima torcia, vedi la sua luce e ti sembra la più bella di sempre. Ma mentre vai verso lo stadio sollevando il tuo prezioso tesoro ti accorgi che la gente attorno anziché incitarti ti rompe le scatole.

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