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Pomeriggio, sul finire della riunione insegnanti-genitori alla materna. La maestra, col tono di chi sta per scoperchiare il vaso di Pandora: "Ecco, adesso siamo arrivati alla questione del rappresentante di classe...". Mi guarda. Qualche mamma mi lancia un'occhiata speranzosa. Le altre, saggiamente, ficcano la testa fra le spalle, nella borsa o fingono di aver visto volare un asino.

Dopo essere diventata mamma ho smesso di guardare a cuor leggero al rapporto tecnologia-bambini. Non mi piace vedere i piccoli ipnotizzati dal web o lasciati a se stessi in compagnia di uno schermo: smartphone, tablet, computer non sono babysitter a cui affidare i nostri figli. Ero scettica anche nei confronti delle app per bambini, ma ho dovuto ricredermi quando ho scoperto che giocando con immagini, parole, suoni e numeri si può apprendere divertendosi.

[caption id="attachment_626" align="aligncenter" width="500"] Foto dal web[/caption] In vacanza Zoe ha fatto amicizia con tanti bambini. C'erano bambini felici, come Sofia, cinque anni, la miglior complice-da-scivolo-giallo che mia figlia potesse desiderare. O come Alan e Evan (zitti tutti, meritano un post a parte per quanto erano simpatici!), due fratelli chiacchieroni che mi hanno stordita di domande. Felici come Nicola, gelosissimo della sua attrezzatura da costruttore di castelli di sabbia, e come Flora, professionista delle bolle di sapone. E c'erano bambini meno felici.

Questa mattina, attraversando un paesino che non conoscevamo (siamo in vacanza) ci siamo trovati di fronte un panorama talmente bello da costringerci a fermare l’auto. I bimbi dormivano, il loro papà ha approfittato della sosta per rispondere a qualche mail di lavoro. Sono scesa dalla macchina e mi sono avvicinata a una chiesetta minuscola e bianchissima, a due passi dal mare. Nel parchetto lì di fronte giocavano una mamma, il suo bimbo (avrà avuto poco più di due anni) e i loro due cagnetti, di quelli minuscoli e iperattivi. Che carini tutti insieme, ho pensato guardandoli.

Crescere un figlio è un po' come essere l'ultimo portatore della fiaccola olimpica. Tu corri, corri e guardi con orgoglio la tua bellissima torcia, vedi la sua luce e ti sembra la più bella di sempre. Ma mentre vai verso lo stadio sollevando il tuo prezioso tesoro ti accorgi che la gente attorno anziché incitarti ti rompe le scatole.

[embed]https://www.youtube.com/watch?v=xuOnePNlOgY&sns=fb[/embed] Questa mattina, mentre Zoe, Michele e io viaggiavamo verso l'asilo, alla radio è esplosa "Hey ho, let's go!" dei Ramones. Ho alzato il volume e Michele ha iniziato a muovere la testa a destra e a sinistra con aria soddisfatta. Zoe ha detto: "Mamma, questa la mettiamo nella c o l l a n a s o n o r a della nostra festa d'estate!" (mia figlia sta organizzando da circa un anno un mega party in giardino a cui ha intenzione di invitare 'tutti'. Ma tutti chi?, direte. Che domanda: tutti! Perciò tenetevi pronti per l'evento del secolo, mi raccomando, e portate i succhi di frutta all'albicocca).

[caption id="attachment_491" align="aligncenter" width="1000"] Non vi sembra di aver già visto da qualche parte l'aspetto riposato di mamma koala? (foto dal web)[/caption] Oggi vi parlerò di una ossessione che affligge molte mamme: il Bambino Cozza. Il Bambino Cozza, o Nano da giardino Superattak che dir si voglia, è una creatura all’apparenza deliziosa, generalmente sotto il metro di altezza che, in un periodo particolare della crescita, decide che incollarsi come la carta da parati alla sua mamma sia lo scopo della sua vita. Che non basta che siate nella stessa casa, e nemmeno nella stessa stanza. È fon-da-men-ta-le che siate nello stesso metro quadro, possibilmente abbracciati come koala.

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