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Mi ricordo, papà, un pomeriggio di sole. Io piccino così, tu di poche parole. Mi ricordo, papà, la tua presa sicura. Io, con te lì a tenermi, non avevo paura. Allo specchio due volti, io ti stavo a guardare per capire se in fondo mi

[caption id="attachment_648" align="aligncenter" width="835"] Illustrazione di Pascal Campion[/caption]

Sono una mamma*. La mia vita non è come la immaginavo. Non mi sarebbe bastata la fantasia per sognare tutto quello che sto vivendo.

Crescere un figlio è un po' come essere l'ultimo portatore della fiaccola olimpica. Tu corri, corri e guardi con orgoglio la tua bellissima torcia, vedi la sua luce e ti sembra la più bella di sempre. Ma mentre vai verso lo stadio sollevando il tuo prezioso tesoro ti accorgi che la gente attorno anziché incitarti ti rompe le scatole.

Cari padri,
eccovi qui.
Lasciate che vi dica due parole.
Non avete capito niente quando vi è stato detto che aspettavate un bambino. Non avete capito molto quando avete visto la prima ecografia e continuavate a non capire granché mentre quel pancione cresceva. Non vi sentivate che spettatori di un lentissimo, incredibile film di cui eravate stati parte solo al momento del “Ciak, si gira!”.  

[caption id="attachment_491" align="aligncenter" width="1000"] Non vi sembra di aver già visto da qualche parte l'aspetto riposato di mamma koala? (foto dal web)[/caption] Oggi vi parlerò di una ossessione che affligge molte mamme: il Bambino Cozza. Il Bambino Cozza, o Nano da giardino Superattak che dir si voglia, è una creatura all’apparenza deliziosa, generalmente sotto il metro di altezza che, in un periodo particolare della crescita, decide che incollarsi come la carta da parati alla sua mamma sia lo scopo della sua vita. Che non basta che siate nella stessa casa, e nemmeno nella stessa stanza. È fon-da-men-ta-le che siate nello stesso metro quadro, possibilmente abbracciati come koala.

[caption id="attachment_458" align="aligncenter" width="716"] Noi.[/caption] Stanotte ho fatto un sogno. Ho sognato di svegliarmi una mattina senza che tu venissi a chiamarmi. Ogni giorno, alle sette in punto, arrivi in punta di piedi e mi chiami: “Mamma, io ho fame, andiamo a fare colazione?”. Io ti rispondo “Sst tata, fai piano che svegli tutti, vai a fare pipì, io arrivo”, così posso restare un paio di minuti a stiracchiarmi.

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