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  [caption id="attachment_676" align="aligncenter" width="768"] Gustav Klimt, The Three Ages of Woman, 1905[/caption] Fai bei sogni, amore mio. Ma quali bei sogni, se conosco quasi solo genitori distrutti perché i loro figli di notte anziché dormire fanno le olimpiadi di kickboxing col piumone e "vogliolamamma" in loop? Chi parla di "dormire come un bambino" probabilmente figli non ne ha, altrimenti saprebbe che i bambini veri - semplicemente - non dormono.

Dopo essere diventata mamma ho smesso di guardare a cuor leggero al rapporto tecnologia-bambini. Non mi piace vedere i piccoli ipnotizzati dal web o lasciati a se stessi in compagnia di uno schermo: smartphone, tablet, computer non sono babysitter a cui affidare i nostri figli. Ero scettica anche nei confronti delle app per bambini, ma ho dovuto ricredermi quando ho scoperto che giocando con immagini, parole, suoni e numeri si può apprendere divertendosi.

[caption id="attachment_629" align="aligncenter" width="900"] Foto dal web[/caption] Zoe e io stiamo tornando a casa in auto. È sera, abbiamo fatto un po' tardi. La Opel si arrampica in seconda su per le colline. Dai finestrini vediamo il mare, i campi di grano ormai tagliato, il cielo che si sta tingendo di blu. "Mamma, hai visto? La luna ci segue!".

"Goodnight stories for rebel girls" non è un libro perfetto, ma è molto di più: è un libro bello, necessario, prezioso, di cui si è parlato tanto e si parla ancora tantissimo. Scansiamo subito le polemiche. Primo: non soffermatevi troppo sul titolo. Si sa, bisogna fare i conti col marketing e un titolo differente non avrebbe fatto così tanta presa sull'immaginario collettivo. Ma no, questo libro non è solo per bambine, anzi!, dovrebbero leggerlo proprio tutti: mamme, papà, figli maschi e femmine, nonni, bambini, adulti. Insomma: il titolo non fa il libro, andate oltre e non ve ne pentirete.

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