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Dopo essere diventata mamma ho smesso di guardare a cuor leggero al rapporto tecnologia-bambini. Non mi piace vedere i piccoli ipnotizzati dal web o lasciati a se stessi in compagnia di uno schermo: smartphone, tablet, computer non sono babysitter a cui affidare i nostri figli. Ero scettica anche nei confronti delle app per bambini, ma ho dovuto ricredermi quando ho scoperto che giocando con immagini, parole, suoni e numeri si può apprendere divertendosi.

[Questo è un post dello scorso anno, ma non conoscevo ancora molti di voi. Ve lo ripropongo perché Zoe e il suo papà giocano ancora nello stesso modo. E poi, il nascondino piace a tutti, no?]. Ieri sera la Paciuga e il suo babbo giocavano insieme. Lui cercava di spiegarle (invano) le regole del nascondino. 'Allora, io conto fino a dieci e tu ti nascondi. Però non devi farti trovare. Capito?'.

Qualche pomeriggio fa Zoe e io siamo andate a pattinare sul ghiaccio. Per lei era la prima volta e non sapeva bene cosa aspettarsi, così si è infilata gli stivaletti e tenendomi per mano ha fiduciosamente messo piede sulla pista. Ora, la prima esclamazione che sgorga dal cuore quando, per la prima volta, si tenta di stare in piedi su una lastra di ghiaccio è all’incirca “Ma checc@**o…?!? Ma porc@*#**@!!!”. La sensazione è quella di avere due macigni al posto dei piedi e che le gambe non ci appartengano più, perché se ne vanno dove pare a loro come le palline di un flipper. Solo che, attaccati, ci siamo noi. Riassumendo: è i l p a n i c o.

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