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[caption id="attachment_421" align="aligncenter" width="768"] Illustrazione di Yukiko Tanemura.[/caption] A casa. "Mamma, posso mangiare un altro cioccolatino della Befana?". "No, amore, oggi ne hai già mangiati abbastanza. Lo sai che poi ti viene mal di pancia". "Uffa però! Oggi è il più brutto giorno della mia vitaaa (ultimamente la quattrenne di casa manifesta una leggera tendenza al melodramma)".

Sto scoprendo con una certa tremarella che i quattro anni sono la fase degli amici immaginari, dei cambi di identità e delle trasformazioni. Zoe ha tre amici immaginari che chiama "i miei fratelli", Giulio, Japoco (con le sillabe rigorosamente in quest'ordine) e Raffi; un giorno sì e uno no mi comunica come vuole essere chiamata, (generalmente sceglie i nomi dei suoi personaggi preferiti, ma guai a chiamarla col suo nome anagrafico); sperimenta le varie identità, le indossa e le toglie come fossero abiti di scena, alla ricerca della sua. Guardarla è tanto spiazzante quanto divertente: la sera lasci nel lettino tua figlia addormentata e la mattina dopo fai colazione con Wendy di Peter Pan, o se va male con Reagan de L'esorcista che sbafa biscotti appesa al soffitto.

Qualche pomeriggio fa Zoe e io siamo andate a pattinare sul ghiaccio. Per lei era la prima volta e non sapeva bene cosa aspettarsi, così si è infilata gli stivaletti e tenendomi per mano ha fiduciosamente messo piede sulla pista. Ora, la prima esclamazione che sgorga dal cuore quando, per la prima volta, si tenta di stare in piedi su una lastra di ghiaccio è all’incirca “Ma checc@**o…?!? Ma porc@*#**@!!!”. La sensazione è quella di avere due macigni al posto dei piedi e che le gambe non ci appartengano più, perché se ne vanno dove pare a loro come le palline di un flipper. Solo che, attaccati, ci siamo noi. Riassumendo: è i l p a n i c o.

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