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[caption id="attachment_458" align="aligncenter" width="716"] Noi.[/caption] Stanotte ho fatto un sogno. Ho sognato di svegliarmi una mattina senza che tu venissi a chiamarmi. Ogni giorno, alle sette in punto, arrivi in punta di piedi e mi chiami: “Mamma, io ho fame, andiamo a fare colazione?”. Io ti rispondo “Sst tata, fai piano che svegli tutti, vai a fare pipì, io arrivo”, così posso restare un paio di minuti a stiracchiarmi.

Capisci di essere una brutta persona quando decidi che è ora di riprendere in mano le redini della sana alimentazione per tutta la famiglia, che se ti vedesse adesso Rosanna Lambertucci le cadrebbe la mascella per lo shock. No Rosanna, non ti deluderò: da oggi basta coi succhi di frutta, chiù acqua pe'ttutti! Yeah, sì, dai. Da oggi frutta e verdura a volontà, truppa!, annunci gasatissima. Da oggi legumi e fibre, diciamo ciao ciao alle merendine e già che ci siamo facciamo finta che l'ovettokinder non sia mai esistito, eh?

Sto scoprendo con una certa tremarella che i quattro anni sono la fase degli amici immaginari, dei cambi di identità e delle trasformazioni. Zoe ha tre amici immaginari che chiama "i miei fratelli", Giulio, Japoco (con le sillabe rigorosamente in quest'ordine) e Raffi; un giorno sì e uno no mi comunica come vuole essere chiamata, (generalmente sceglie i nomi dei suoi personaggi preferiti, ma guai a chiamarla col suo nome anagrafico); sperimenta le varie identità, le indossa e le toglie come fossero abiti di scena, alla ricerca della sua. Guardarla è tanto spiazzante quanto divertente: la sera lasci nel lettino tua figlia addormentata e la mattina dopo fai colazione con Wendy di Peter Pan, o se va male con Reagan de L'esorcista che sbafa biscotti appesa al soffitto.

Qualche pomeriggio fa Zoe e io siamo andate a pattinare sul ghiaccio. Per lei era la prima volta e non sapeva bene cosa aspettarsi, così si è infilata gli stivaletti e tenendomi per mano ha fiduciosamente messo piede sulla pista. Ora, la prima esclamazione che sgorga dal cuore quando, per la prima volta, si tenta di stare in piedi su una lastra di ghiaccio è all’incirca “Ma checc@**o…?!? Ma porc@*#**@!!!”. La sensazione è quella di avere due macigni al posto dei piedi e che le gambe non ci appartengano più, perché se ne vanno dove pare a loro come le palline di un flipper. Solo che, attaccati, ci siamo noi. Riassumendo: è i l p a n i c o.

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