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Grand Tour Musei 2019. A Fossombrone, sulle tracce di una storia d’amore.

Grand Tour Musei 2019. A Fossombrone, sulle tracce di una storia d’amore.

“C’erano una volta Elisabetta e Guidobaldo, due giovani nobili. Un giorno, Elisabetta e Guidobaldo furono costretti a sposarsi senza nemmeno conoscersi”.
“Perché, mamma?”.
“Perché tanto tempo fa, nel Millequattrocento, i giovani nobili dovevano sposare altri giovani nobili, così le loro famiglie sarebbero diventate più potenti. Ma successe una magia: quando si videro, si innamorarono a prima vista, e il palazzo ducale di Fossombrone, o Corte Alta, diventò il loro nido d’amore”.
“Cos’è un nido d’amore?”.
“Il posto in cui due persone che si vogliono bene passano i momenti più belli della loro vita insieme”.
“Ah”.

La Corte Alta di Fossombrone (immagine da Destinazione Marche)

“I festeggiamenti per le loro nozze durarono giorni e giorni”.
“Uau. E si ballava, anche?”.
“Credo proprio di sì, a quei tempi sapevano festeggiare come si deve. Si racconta che Guidobaldo ed Elisabetta fossero tutti e due molto belli e che gli piacesse fare le stesse cose, come ad esempio andare a caccia”.
“A caccia?!?”.
“Eh, sì, una volta era un passatempo molto comune. A Elisabetta e Guidobaldo piaceva anche tantissimo passeggiare nei giardini del palazzo mano nella mano. Un giorno il ducato fu invaso: Guidobaldo raggiunse Elisabetta a Mantova e poi andarono a Venezia, dove furono costretti a restare finché non riuscirono nuovamente a tornare a Fossombrone. Purtroppo, però, Guidobaldo si ammalò e morì molto giovane, proprio nella Corte Alta di Fossombrone, dove si era trasferito perché si dice volesse respirare aria buona.
Dopo la sua morte Elisabetta non volle più risposarsi e continuò ad amarlo”.
Silenzio.
“Bella questa storia, anche se un pochino triste. Adesso andiamo a mangiare un gelato? E quando torna il sole andiamo a vedere il giardino del palazzo?”.

Accompagnare i bambini alla scoperta di luoghi ricchi di storia non è impossibile. Ci vogliono pazienza (tanta), passione e promesse di gelati come se piovesse.
In effetti sabato 18 maggio, quando, in occasione del Grand Tour dei Musei 2019, siamo andati alla scoperta della storia d’amore fra Guidobaldo da Montefeltro e Elisabetta Gonzaga e della Corte Alta di Fossombrone (in provincia di Pesaro e Urbino), pioveva moltissimo. Tanto che non abbiamo potuto esplorare i giardini. Sono sicura che ai bambini sarebbero piaciuti, così li abbiamo segnati sulla lista dei posti da vedere il prima possibile.

Guodobaldo da Montefeltro ed Elisabetta Gonzaga si conobbero nel 1489, una decina di giorni dopo le loro nozze che si erano svolte “a distanza”. Lei aveva poi affrontato un viaggio di nove giorni per raggiungere il novello sposo. Il fato volle che i due giovani si innamorassero a prima vista.
Rimasero sempre insieme nonostante la sterilità di lui (adottarono nel 1504 il nipote di lui, Francesco Maria Della Rovere), nonostante l’invasione del ducato, in seguito alla quale furono costretti a fuggire. Rimasero insieme nonostante la povertà e si opposero strenuamente alla proposta del pontefice di rendere nullo il matrimonio così da far diventare Guidobaldo cardinale e far sposare Elisabetta con qualche nobile. 
A soli trentacinque anni, dopo aver riconquistato il ducato, Guidobaldo morì a Fossombrone a causa della podagra che lo tormentava da anni. Elisabetta non si risposò mai, fedele al suo grande amore.

Quelli che furono gli appartamenti reali oggi ospitano il Museo Archeologico Vernarecci, che custodisce e valorizza reperti recuperati nell’area di Forum Sempronii, la città romana che ha dato origine all’attuale Fossombrone, e la pinacoteca omonima, che testimonia l’evoluzione della pittura locale fra il Cinquecento e l’Ottocento. Museo e pinacoteca sono nati nel 1901 per volere di monsignor Augusto Vernarecci.





Vi consiglio di concludere la visita con una sbirciatina all’ultimo piano del palazzo, un ambiente dalla luce incredibile che anticamente era la zona-stenditoi e dove, quando le finestre non c’erano ancora, si dice soffiasse la brezza marina. Le grandi finestre ad arco vi offriranno una vista spettacolare su tutta Fossombrone e potrete immaginare cosa dovevano provare Elisabetta e Guidobaldo affacciandosi proprio da lì.




(Grazie a Punto Iat Fossombrone per averci accompagnati alla scoperta di questi luoghi romantici e pieni di vibrazioni suggestive; grazie all’ Assessorato alla Cultura della Regione Marche con il MiBAC – Polo Museale delle Marche, in collaborazione con il Coordinamento Regionale Marche di ICOM Italia ed il supporto organizzativo della Fondazione Marche Cultura; grazie a Destinazione Marche per la passione e le mille iniziative con cui anima la nostra regione).

Le mamme e la conquista del divano – Cosa aspettarsi dopo che si aspetta ep.15

Quando stai per diventare mamma ricevi tanti (troppi!) consigli non richiesti.
Il pessimista: dormi adesso, che dopo…
Lo scienziato: ma come, niente epidurale?
Lo psicologo: mi raccomando, fallo mangiare ogni tre ore che sennò diventa una cosa morbosa e si fissa con le tette.
Il generale: fagli capire subito chi comanda.
Il juke-box umano: per farlo addormentare cantagli i Pooh, coi miei funzionava sempre (e per forza, aggiungerei).
Generalmente chi ha tanta smania di spargere qui e là le sue perle di saggezza o non ha figli o è una persona che non ci ha capito nulla, quindi è meglio non curarsi di loro e annuire con la testa per poi accartocciare tutta quell’aria fritta e dimenticarsene.
Però attenzione, future mamme. C’è una cosa che nessuno vi dice e che invece bisogna sapere: avere il sacro divano tutto per voi sarà un’impresa titanica!
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“Non dire cazzo”. Cazzo, che libro!


Qui a Senigallia sono i giorni del Summer Jamboree, il più grande festival musicale internazionale di cultura, concerti, esibizioni e musica degli anni Quaranta e Cinquanta che fa ballare tutta la città, e i librai di Mondadori Bookstore Senigallia mi hanno consigliato un libro in sintonia con questa manifestazione: spumeggiante.
In realtà “Non dire cazzo”, di Francesca Rimondi, bolognese di quarantatrè anni alla sua opera prima, è molto di più. È il libro che, quest’anno, mi ha fatto più ridere, immedesimare e commuovere. Una lettura che decanterà dentro di me e credo che, anche fra qualche tempo, mi darà ancora spunti di riflessione (sicuramente la voglia di rileggere alcuni dialoghi) perché ha saputo parlare senza fronzoli a quella parte di me che desidera disperatamente un ‘pat-pat’ di solidarietà sulla spalla.
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“Il grande grosso libro delle famiglie”, scoprire un mondo a colori

(Premessa: mi piacciono i libri che parlano della ‘realtà’ ai bambini. Mi piacciono quei libri che aiutano noi genitori a spiegare ai nostri figli come va il mondo e cosa succede fuori dalla loro piccola […]

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