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"Gli eventi MammacheBlog sono conversazioni aperte per facilitare e stimolare l’incontro delle mamme 2.0, momenti per agevolare la formazione professionale delle blogger, occasioni per far crescere insieme nuove idee e servizi online". Così recita, alla voce Evento, la pagina MammacheBlog, serie

[caption id="attachment_862" align="aligncenter" width="400"] Illustrazione di Nathalie Jomard[/caption]   Essere mamma significa anche essere bipolari. Magari ti svegli una bella mattina felice e grata come quella scema di Pollyanna per essere riuscita a dormire ben quattro ore filate, scendi dal letto con una piroetta e cinguettando, vai a svegliare la primogenita e bam!, bastano dieci secondi di isterismi spaziali e ti trasformi nella gemella malefica di Crudelia De Mon.

Pomeriggio, sul finire della riunione insegnanti-genitori alla materna. La maestra, col tono di chi sta per scoperchiare il vaso di Pandora: "Ecco, adesso siamo arrivati alla questione del rappresentante di classe...". Mi guarda. Qualche mamma mi lancia un'occhiata speranzosa. Le altre, saggiamente, ficcano la testa fra le spalle, nella borsa o fingono di aver visto volare un asino.

Oggi ho avuto la malaugurata idea di andare a prendere Zoe in orario all'uscita dalla materna (di solito arrivo negli ultimi cinque minuti utili, è un ottimo stratagemma per non socializzare troppo). Alle dodici e ventinove il fratellino Michele e io stazionavamo sugli scalini della scuola, guardando le nuvole e ripetendo (lui) "Caccacaccacaccacacca" (oh, quando chiama, chiama). Alle dodici e trenta si è scatenato l'inferno:

Sera. "Addormenti tu i bimbi?", ti dice lui, "alla cucina ci penso io". Come rispondere di no a uno che si offre di immolarsi sistemando i piatti? In una frazione di secondo gli spari un "Sì" a trentadue denti manco ti stesse offrendo un paio di Louboutin. Quarantacinque secondi e sei già nel lettone a leggere un libro ai pargoli nel tentativo di stenderli. See, ti piacerebbe. La grande ti interrompe a ogni parola (qualcosa avrà pur preso da tua madre e tua suocera) e il piccolo tenta di staccare a morsi le guance alla sorella. Ordinaria amministrazione, la lotta libera fratricida is the new black.

Questa mattina, attraversando un paesino che non conoscevamo (siamo in vacanza) ci siamo trovati di fronte un panorama talmente bello da costringerci a fermare l’auto. I bimbi dormivano, il loro papà ha approfittato della sosta per rispondere a qualche mail di lavoro. Sono scesa dalla macchina e mi sono avvicinata a una chiesetta minuscola e bianchissima, a due passi dal mare. Nel parchetto lì di fronte giocavano una mamma, il suo bimbo (avrà avuto poco più di due anni) e i loro due cagnetti, di quelli minuscoli e iperattivi. Che carini tutti insieme, ho pensato guardandoli.

Crescere un figlio è un po' come essere l'ultimo portatore della fiaccola olimpica. Tu corri, corri e guardi con orgoglio la tua bellissima torcia, vedi la sua luce e ti sembra la più bella di sempre. Ma mentre vai verso lo stadio sollevando il tuo prezioso tesoro ti accorgi che la gente attorno anziché incitarti ti rompe le scatole.

Cari padri,
eccovi qui.
Lasciate che vi dica due parole.
Non avete capito niente quando vi è stato detto che aspettavate un bambino. Non avete capito molto quando avete visto la prima ecografia e continuavate a non capire granché mentre quel pancione cresceva. Non vi sentivate che spettatori di un lentissimo, incredibile film di cui eravate stati parte solo al momento del “Ciak, si gira!”.  

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