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Pomeriggio, sul finire della riunione insegnanti-genitori alla materna. La maestra, col tono di chi sta per scoperchiare il vaso di Pandora: "Ecco, adesso siamo arrivati alla questione del rappresentante di classe...". Mi guarda. Qualche mamma mi lancia un'occhiata speranzosa. Le altre, saggiamente, ficcano la testa fra le spalle, nella borsa o fingono di aver visto volare un asino.

Oggi ho avuto la malaugurata idea di andare a prendere Zoe in orario all'uscita dalla materna (di solito arrivo negli ultimi cinque minuti utili, è un ottimo stratagemma per non socializzare troppo). Alle dodici e ventinove il fratellino Michele e io stazionavamo sugli scalini della scuola, guardando le nuvole e ripetendo (lui) "Caccacaccacaccacacca" (oh, quando chiama, chiama). Alle dodici e trenta si è scatenato l'inferno:

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