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Mi ricordo, papà, un pomeriggio di sole. Io piccino così, tu di poche parole. Mi ricordo, papà, la tua presa sicura. Io, con te lì a tenermi, non avevo paura. Allo specchio due volti, io ti stavo a guardare per capire se in fondo mi

Oggi ho avuto la malaugurata idea di andare a prendere Zoe in orario all'uscita dalla materna (di solito arrivo negli ultimi cinque minuti utili, è un ottimo stratagemma per non socializzare troppo). Alle dodici e ventinove il fratellino Michele e io stazionavamo sugli scalini della scuola, guardando le nuvole e ripetendo (lui) "Caccacaccacaccacacca" (oh, quando chiama, chiama). Alle dodici e trenta si è scatenato l'inferno:

[caption id="attachment_648" align="aligncenter" width="835"] Illustrazione di Pascal Campion[/caption]

Sono una mamma*. La mia vita non è come la immaginavo. Non mi sarebbe bastata la fantasia per sognare tutto quello che sto vivendo.

[caption id="attachment_626" align="aligncenter" width="500"] Foto dal web[/caption] In vacanza Zoe ha fatto amicizia con tanti bambini. C'erano bambini felici, come Sofia, cinque anni, la miglior complice-da-scivolo-giallo che mia figlia potesse desiderare. O come Alan e Evan (zitti tutti, meritano un post a parte per quanto erano simpatici!), due fratelli chiacchieroni che mi hanno stordita di domande. Felici come Nicola, gelosissimo della sua attrezzatura da costruttore di castelli di sabbia, e come Flora, professionista delle bolle di sapone. E c'erano bambini meno felici.

Ed eccolo qui, il vostro secondo, minuscolo amore venuto a conoscere il mondo. Non ricordavate che i neonati fossero così piccoli e leggeri. Avevate dimenticato quella pelle trasparente e quasi aliena, la vocina roca e disperata che chiede di voi, la boccuccia che cerca subito il vostro seno e uhssignore, avevate completamente rimosso i crampi all'utero. Durante la notte, aspettate che l'infermiera vi porti quello sballo di Tachipirinamille con la stessa faccia rilassata che aveva Ewan McGregor in Trainspotting.

C'è una cosa che quei furbacchioni del Fertility Day vi tengono accuratamente nascosta, ed è questa. Se dopo il primo figlio vi sentite mamme fighissime, se pensate "Tzé, bazzecole! Per me, una passeggiata di salute" e per fare le splendide vi esibite pure nel salto della staccionata alla olio Cuore, state calme e state buone. Aspettate di fare il secondo, carine.

Sera. "Addormenti tu i bimbi?", ti dice lui, "alla cucina ci penso io". Come rispondere di no a uno che si offre di immolarsi sistemando i piatti? In una frazione di secondo gli spari un "Sì" a trentadue denti manco ti stesse offrendo un paio di Louboutin. Quarantacinque secondi e sei già nel lettone a leggere un libro ai pargoli nel tentativo di stenderli. See, ti piacerebbe. La grande ti interrompe a ogni parola (qualcosa avrà pur preso da tua madre e tua suocera) e il piccolo tenta di staccare a morsi le guance alla sorella. Ordinaria amministrazione, la lotta libera fratricida is the new black.

Crescere un figlio è un po' come essere l'ultimo portatore della fiaccola olimpica. Tu corri, corri e guardi con orgoglio la tua bellissima torcia, vedi la sua luce e ti sembra la più bella di sempre. Ma mentre vai verso lo stadio sollevando il tuo prezioso tesoro ti accorgi che la gente attorno anziché incitarti ti rompe le scatole.

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