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Essere mamma* vuol dire essere nel posto sbagliato. Sei nel posto sbagliato quando, dopo aver partorito, ti ritrovi in stanza una "collega" con la voce di Puffetta che passa il tempo blaterando al telefono di contrazioni, punti e guarda-mai-più-in-vita-mia, mentre tu vorresti solo chiudere le orecchie e svenire in santa pace sognando una vodka tonic.

[caption id="attachment_629" align="aligncenter" width="900"] Foto dal web[/caption] Zoe e io stiamo tornando a casa in auto. È sera, abbiamo fatto un po' tardi. La Opel si arrampica in seconda su per le colline. Dai finestrini vediamo il mare, i campi di grano ormai tagliato, il cielo che si sta tingendo di blu. "Mamma, hai visto? La luna ci segue!".

Ed eccolo qui, il vostro secondo, minuscolo amore venuto a conoscere il mondo. Non ricordavate che i neonati fossero così piccoli e leggeri. Avevate dimenticato quella pelle trasparente e quasi aliena, la vocina roca e disperata che chiede di voi, la boccuccia che cerca subito il vostro seno e uhssignore, avevate completamente rimosso i crampi all'utero. Durante la notte, aspettate che l'infermiera vi porti quello sballo di Tachipirinamille con la stessa faccia rilassata che aveva Ewan McGregor in Trainspotting.

Sera. "Addormenti tu i bimbi?", ti dice lui, "alla cucina ci penso io". Come rispondere di no a uno che si offre di immolarsi sistemando i piatti? In una frazione di secondo gli spari un "Sì" a trentadue denti manco ti stesse offrendo un paio di Louboutin. Quarantacinque secondi e sei già nel lettone a leggere un libro ai pargoli nel tentativo di stenderli. See, ti piacerebbe. La grande ti interrompe a ogni parola (qualcosa avrà pur preso da tua madre e tua suocera) e il piccolo tenta di staccare a morsi le guance alla sorella. Ordinaria amministrazione, la lotta libera fratricida is the new black.

Questa mattina, attraversando un paesino che non conoscevamo (siamo in vacanza) ci siamo trovati di fronte un panorama talmente bello da costringerci a fermare l’auto. I bimbi dormivano, il loro papà ha approfittato della sosta per rispondere a qualche mail di lavoro. Sono scesa dalla macchina e mi sono avvicinata a una chiesetta minuscola e bianchissima, a due passi dal mare. Nel parchetto lì di fronte giocavano una mamma, il suo bimbo (avrà avuto poco più di due anni) e i loro due cagnetti, di quelli minuscoli e iperattivi. Che carini tutti insieme, ho pensato guardandoli.

[embed]https://www.youtube.com/watch?v=xuOnePNlOgY&sns=fb[/embed] Questa mattina, mentre Zoe, Michele e io viaggiavamo verso l'asilo, alla radio è esplosa "Hey ho, let's go!" dei Ramones. Ho alzato il volume e Michele ha iniziato a muovere la testa a destra e a sinistra con aria soddisfatta. Zoe ha detto: "Mamma, questa la mettiamo nella c o l l a n a s o n o r a della nostra festa d'estate!" (mia figlia sta organizzando da circa un anno un mega party in giardino a cui ha intenzione di invitare 'tutti'. Ma tutti chi?, direte. Che domanda: tutti! Perciò tenetevi pronti per l'evento del secolo, mi raccomando, e portate i succhi di frutta all'albicocca).

[caption id="attachment_491" align="aligncenter" width="1000"] Non vi sembra di aver già visto da qualche parte l'aspetto riposato di mamma koala? (foto dal web)[/caption] Oggi vi parlerò di una ossessione che affligge molte mamme: il Bambino Cozza. Il Bambino Cozza, o Nano da giardino Superattak che dir si voglia, è una creatura all’apparenza deliziosa, generalmente sotto il metro di altezza che, in un periodo particolare della crescita, decide che incollarsi come la carta da parati alla sua mamma sia lo scopo della sua vita. Che non basta che siate nella stessa casa, e nemmeno nella stessa stanza. È fon-da-men-ta-le che siate nello stesso metro quadro, possibilmente abbracciati come koala.

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