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piattoconiglio

A cena.

(Tre quarti della famiglia sono carnivori. L’ultimo quarto, che sarei io, no).
Zoe guarda il suo piatto.
“Mamma, cos’è?”.
“Coniglio”.
“Ma è un coniglio vero?”.
“Sì, amore”. In me inizia a farsi strada una flebile speranza.
“Ed è morto?”.
“Eh, sì”. La speranza si fa un pochino più grande: si sa che i bambini sono sensibili. Vuoi vedere che Zoe sta iniziando a maturare qualcosa?


“E chi lo ha ucciso?”.
“La nonna, amore”. Sì, ne sono certa, la delicata e sensibile coscienza di Zoe sta registrando il fatto che ha nel piatto un povero animaletto sacrificato dalla bisnonna. Evvai!
Zoe resta in silenzio. È seria. Quasi mi dispiace per lei, forse dovrei consolarla?
Poi mette in bocca la forchetta.
“Mmm! Che buonooo!”.
Raccolgo la mascella che mi è appena caduta e mi rassegno a un futuro di solitudine alimentare.
Quando iddio distribuiva la compassione, Zoe doveva essere in fila per lo scivolo.
Mi resta solo una certezza: la sensibilità l’ha presa tutta dal padre.

Sono Valentina, mamma di città felicemente trasferita in campagna. Anello mancante tra la Fata Turchina e Maga Magò, provo a fare magie insieme ai miei aiutanti Zoe (detta Uga Paciuga) e Michele (aka Gigio). Infeltritrice professionista di maglioncini di lana, cioccolatomane, smemorata, collezionista di aria di mare, fotografie e libri. Sempre alla ricerca dei calzini spaiati ma soprattutto della bellezza nelle piccole cose.

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